Ginecologo condannato per stupro viene assunto dalla Asl di Corleone

Si tratta di Biagio Adile, il ginecologo ex primario di Villa Sofia, il medico al quale l’Azienda sanitaria provinciale di Palermo ha affidato un incarico negli ospedali di Petralia Sottana e Corleone.

Carenza di specialisti

La commissaria sanitaria della Asp, Daniela Faraoni ha spiegato che “in quella parte di provincia manca uno specialista in uro-ginecologia. Per questa ragione abbiamo pubblicato un bando per lavoro autonomo libero professionale. La Commissaria precisa che l’unica domanda pervenuta sarebbe quella del dottor Biagio Adile… Questo come a dire che siccome non c’era nessuno va bene anche un condannato (in primo grado) per stupro. Anche perché a voler dirla tutta fino alla eventuale condanna in Cassazione, resta presuntamente innocente.

E’ un lavoro sporco ma qualcuno deve pur farlo

Faraoni ha aggiunto poi che in fondo l’Azienda ha bisogno che venga coperto un servizio così importante, “in un posto dove non vuole andare nessuno, perché le strade, in quella parte di provincia, non sono così buone”. A questa osservazione viene da supporre che evidentemente gli altri non avranno voluto accettare il lavoro per evitare di sporcare gli abiti sulle strade polverose.

Vado in pensione, anzi no

Adile in seguito all’arresto nel 2017 aveva detto che sarebbe andato in pensione, ma poi con l’offerta del nuovo incarico deve averci ripensato.

Dalla Asp spiegano che è tutto regolare, ma Michele Calantropo, il legale della paziente nel processo per violenza sessuale dice che sebbene sia una sentenza di primo grado è in ogni caso “pesante”. L’avvocato aggiunge che “la violenza è stata registrata dalla vittima”, riferendosi ad un file audio che la vittima ha registrato durante l’abuso sessuale.

Lei era d’accordo (?)

Al processo il medico aveva ammesso di aver avuto un rapporto sessuale con la paziente ma aveva anche affermato che lei era consenziente. Il giudice però non aveva creduto alle parole di Adile e aveva risposto che l’imputato stava mentendo e che anzi, mentiva sapendo di mentire. A supporto del proprio giudizio il magistrato aggiunse: “ per ben 15 volte la persona offesa ha manifestato in maniera inequivocabile il suo diniego”.

In seguito alla denuncia della paziente, si era fatta avanti anche un’avvocatessa di Palermo e aveva raccontato in aula di aver subito anche lei violenze in ospedale quando era giovane. Il prossimo 8 febbraio si aprirà il processo d’appello.

Foto: poliambulatoriosangaetano.it

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