Legge “Fine vita” non passa in Veneto e svilisce Zaia

Il centrodestra spaccato rende più offuscata la figura del govenatore Luca Zaia che aveva sposato la causa e che alla bocciatura replica con parole di giustificazione. Ma anche all’opposizione, l’amarezza dell’esito della votazione, ha procurato qualche mal di pancia. Mentre ad esultare sono i cattolici intransigenti.

La precisazione di Zaia

Non era una legge che avrebbe cambiato le cose, ha detto il governatore del Veneto, ribadendo che il fine vita è già autorizzato da una sentenza della Corte Costituzionale. “La legge stabiliva solo tempi e modi delle cure. Mi spiace che qualcuno abbia sostenuto che la legge discussa in Veneto lo avrebbe istituito”.

Proposta da un’iniziativa popolare

Il presidente di Regione attribuisce al fallimento, quasi una connotazione trascurabile rispetto agli effetti che avrebbe avuto. Dice che non era lui il “portabandiera di questo progetto”, ricordando che è nato dalla sottoscrizione di 9.000 firme dei cittadini e non da un’iniziativa politica. Poi ha concluso dicendo: “Non so se questa legge sia costituzionalmente sostenibile. In ogni caso ho lasciato libertà di scelta etica perché non è una scelta di partito”.

Sebbene il governatore fornisca una lettura soft dell’esito della votazione, la dimostrazione è che il Consiglio regionale del veneto si è spaccato. Così come si è divisa la maggioranza di centrodestra a trazione leghista. Si tratta di un risultato senz’altro negativo per Zaia che non è riuscito nella coesione per un progetto che aveva caldeggiato.

Per un solo voto

Solo un voto ha determinato la bocciatura. Una sconfitta non solo per Zaia ma anche per l’opposizione, che aveva comunque invocato il libero convincimento. La consigliera del Pd Anna Maria Bigon si è astenuta, se avesse votato a favore, la legge sarebbe passata. Bigon ha dichiarato: “Zaia sa benissimo che la competenza è statale e l’unica cosa che possiamo fare è investire sulle cure palliative. Avevo presentato un emendamento al Bilancio di 20 milioni per potenziare quelle cure, ma è stato bocciato!”.

La capogruppo Dem

Vanessa Camani, capogruppo Pd ha spiegato che hanno sostenuto la proposta, e che il risultato politico, malgrado le indicazioni di Luca Zaia, mostra una maggioranza divisa. Precisa che tale spaccatura non trova giustificazione dalla “libertà di coscienza”. La capogruppo ha anche espresso dispiacere per la decisione della consigliera Bigon, riconoscendole comunque la legittima libertà. Sottolinea però Caimani che la consigliera era consapevole che il suo voto avrebbe fatto la differenza e questo le era stato ricordato. Conclude con la considerazione che Bigon non ha dimostrato un atteggiamento rispettoso e che questo “acuisce le distanze dal gruppo”.

I contrari alla legge esultano

Il consigliere della Lega Stefano Valdegamberi alla bocciatura replica: “Il progetto di legge popolare sull’eutanasia, chiude la sua corsa. E’ tornato il buonsenso”.

Pro Vita & Famiglia ironizza sul presidente e dice: “Agente 00Zaia, uno di sinistra sotto copertura”. E ammonisce: “Se approvi il suicidio assistito tradisci i tuoi lettori. Ce ne ricorderemo!”. Un comunicato dei cattolici intransigenti infatti minaccia il dirottamento dei voti alle prossime elezioni verso Fratelli d’Italia.

Foto tratta dal web

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