Grazie alla capacità di progettazione e alla collaborazione con l’Ente, Trevi è stato tra i Comuni capaci di intercettare la quota più consistente di fondi e finanziamenti pubblici, traducendoli in investimenti concreti per il territorio: opere pubbliche essenziali, valorizzazione del patrimonio naturale e infrastrutture turistiche (tra cui la valorizzazione dei sentieri, dei cammini e della rete ricettiva locale). Una stagione d’oro di risorse di cui il paese ha ampiamente beneficiato più di molti altri centri vicini e che il neo sindaco Graziani sembra oggi ignorare o scambiare per un mero ostacolo burocratico.
A fare da sfondo all’intervento di Graziani è stata la presentazione del documento “Il Parco che vogliamo”, sbandierato insieme all’amministrazione di Jenne come il manifesto di un nuovo corso. A una lettura attenta dei fatti e dei contenuti, tuttavia, la proposta si rivela poco più che un guscio vuoto. Invece di offrire soluzioni operative imminenti o un contributo tecnico e concreto per superare le criticità quotidiane della riserva, il testo si risolve in una raccolta di enunciazioni di principio e intenzioni generiche. L’iter farraginoso prospettato dal Sindaco, che prevede l’approvazione del documento nei singoli Consigli Comunali prima di una futura trasmissione alla Regione Lazio e al Ministero, rischia di trasformarsi nell’ennesimo passaggio burocratico privo di ricadute reali per il territorio.
Con l’ingresso della discussione nella fase operativa sulla programmazione economica e sulla ripartizione dei fondi residui, ben 2,5 milioni di euro ancora da impegnare, la facciata ideale del dibattito si è definitivamente incrinata, trasformandosi in uno scontro aperto tra municipalità per assicurarsi la propria quota di finanziamenti. In questo scenario è esplosa la tensione tra Trevi e il Comune di Filettino. A riportare tutti alla cruda realtà dei numeri è stato infatti il deciso intervento del Sindaco di Filettino Paolo De Meis: mentre centri come Trevi sventolano la bandiera dei progetti storicamente finanziati, Il comune con l’estensione territoriale ben maggiore all’interno del Parco si è trovato finora con le sole briciole in mano, vedendosi destinati interventi irrisori. Un divario che ha acceso un vivace battibecco in aula, dimostrando quanto le rivendicazioni di principio cedano rapidamente il passo al peso della cassa.
A completare la cornice politica dell’Assemblea è stata, come da copione, l’assenza del Sindaco di Jenne Giorgio Pacchiarotti. Nonostante il documento fosse stato presentato da Graziani come il frutto di una battaglia congiunta, nel momento decisivo in cui si stabiliscono gli indirizzi dell’Ente e la rotta delle risorse, la poltrona del primo cittadino jennese è rimasta desolatamente vuota, palesando un discutibile stile nei confronti delle Istituzioni e dei colleghi. La scelta di inviare un consigliere delegato per la lettura di estratti e mozioni preordinate conferma una linea d’azione che evita il confronto diretto in aula, lasciando al solo Sindaco di Trevi l’onere di gestire le contraddizioni e gli attriti con gli altri Comuni del comprensorio. Tra retromarce strategiche, oblio della storia amministrativa locale, documenti privi di sostanza e sedie vuote, l’Assemblea lascia in eredità la fotografia di una politica che attacca il Parco per fare propaganda, salvo poi scoprirlo indispensabile non appena c’è da ripartire le risorse.