Se c’è un momento in cui la politica delle parole deve fare i conti con la concretezza dei fatti, quel momento scoccherà sabato 26 settembre 2026, alle ore 10.00. Presso la sede della “Porta del Parco” in Corso Cesare Battisti a Subiaco, è stata convocata l’Assemblea della Comunità dei Sindaci del Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini. Sulla carta, l’ordine del giorno predisposto dal Presidente Ing. Daniele Mioni (Sindaco di Vallepietra) propone i consueti ed essenziali adempimenti istituzionali: dalla presa d’atto della surroga per la nuova elezione del Sindaco di Trevi nel Lazio, fino alla verifica dello stato di attuazione delle attività e alla programmazione strategica degli interventi di sviluppo socio-economico sul territorio. Inevitabilmente si cercherà un confronto in relazione all’evento pubblico svoltosi a Jenne, “Idee a Confronto per un Parco Migliore”, promosso dai Comuni di Jenne e Trevi nel Lazio, che ha sollevato molte critiche e ha fatto emergere l’interesse dei due enti di percorrere la strada della revisione dei confini del Parco. Un’iniziativa che, tuttavia, ha incassato il disinteresse degli altri sei Comuni della Comunità, i quali hanno compattamente preso le distanze. Un rifiuto corale che trasforma l’appuntamento di Jenne in un’operazione percepita come pura propaganda: creare un palcoscenico alternativo appare infatti del tutto inutile e pretestuoso, dal momento che la sede democratica, naturale e titolata per qualsiasi confronto di merito è e resta la Comunità dei Sindaci. Il risultato di questo strappo non è stata la nascita di una “fronda” territoriale, ma l’effetto opposto: il progressivo e pericoloso isolamento politico dei due Comuni promotori, rimasti soli a sostenere una battaglia di rottura di fronte al blocco compatto degli altri amministratori. In questo scenario, appare quanto mai opportuno ribadire un principio fondamentale: l’Ente Parco non è una sovrastruttura estranea o un “avversario” burocratico, ma rappresenta la naturale sinergia e l’unione delle forze dei Comuni che ne fanno parte. La storia di questo territorio dimostra che le grandi sfide , dalla valorizzazione turistica all’attrazione di finanziamenti regionali ed europei, fino alla tutela del paesaggio , si vincono esclusivamente muovendosi insieme. L’idea che un singolo Comune possa raggiungere traguardi di sviluppo isolandosi dal contesto comprensoriale è un’illusione che rischia solo di depotenziare l’intero territorio. Il caso di Trevi nel Lazio è particolarmente emblematico di questa deriva. Negli anni passati, infatti, l’Ente Parco ha destinato importanti investimenti proprio sul territorio trebano. Merito di un dialogo costante e costruttivo portato avanti dalla precedente amministrazione guidata dal Sindaco Silvio Grazioli: una sinergia virtuosa i cui frutti e risultati in termini di opere, promozione e valorizzazione locale sono ancora oggi sotto gli occhi di tutti. Oggi, tuttavia, si assiste a una netta e paradossale inversione di rotta: la nuova maggioranza del Sindaco Francesco Graziani ha deciso di sconfessare quel metodo collaborativo per abbracciare la linea della contestazione permanente, criticando e attaccando l’Ente Parco a ogni occasione ed erodendo il capitale di relazioni e opportunità faticosamente costruito nel tempo. A rendere il quadro ancor più contraddittorio è la disparità tra la richiesta di dibattito sbandierata a mezzo stampa con un comunicato e l’effettivo comportamento ai tavoli istituzionali: Il Sindaco di Jenne si fa promotore di incontri paralleli in nome dell’ascolto, ma nei fatti continua a distinguersi per le sue reiterate diserzioni proprio dalle sedute dell’Assemblea del Parco, rinunciando all’unica sede in cui le istanze territoriali possono tradursi in atti concreti. A Trevi nel Lazio, l’atteggiamento iper-critico della nuova amministrazione nei confronti dell’Ente , fa da contraltare l’esitazione nel momento del dibattito diretto. Anche alla vigilia della seduta di sabato si rincorrono le voci sul possibile ricorso a deleghe strategiche o ad assenze calcolate pur di evitare il confronto in aula con i colleghi primi cittadini. La domanda che gli altri sindaci del comprensorio si pongono è se i due colleghi dissidenti prenderanno atto del proprio isolamento scegliendo di sedersi al tavolo comune, o se continueranno sulla via dell’autoemarginazione. L’assise di Subiaco rappresenterà dunque un banco di prova definitivo: servirà a capire se prevarrà la volontà di costruire un dialogo autentico e una sinergia reale nell’interesse delle rispettive comunità, sulla scia dei risultati concreti già dimostrati in passato, o se si certificherà la definitiva distanza tra chi lavora per il territorio dentro le istituzioni e chi preferisce la narrazione dello scontro pur a costo di rimanere isolato.