Negli ultimi mesi il dibattito sulla carne coltivata in laboratorio, nota anche come carne sintetica, è tornato al centro dell’attenzione. Tra entusiasmi per la sua sostenibilità e forti opposizioni per motivi etici, culturali e politici, il tema divide governi, comunità scientifica e consumatori.
Dove si vende e si consuma
A oggi, la carne coltivata è legalmente venduta a Singapore, negli Stati Uniti (dove alcune startup hanno ricevuto l’autorizzazione FDA nel 2023) e in Israele, che è uno dei Paesi più avanzati nello sviluppo di alternative alla carne convenzionale. Tuttavia, i volumi commercializzati restano molto bassi.
In Europa, nessun prodotto a base di carne coltivata è ancora in commercio. Tutti gli alimenti di questo tipo dovranno ottenere l’approvazione nell’ambito della regolamentazione sui Novel Food, che impone test di sicurezza, tracciabilità e trasparenza.
Nel frattempo, l’Italia ha vietato la produzione e commercializzazione della carne coltivata con la legge approvata nel novembre 2023. La norma ha generato proteste da parte di scienziati e startup italiane, che vedono sfumare una possibilità di sviluppo tecnologico e ambientale. Il divieto riguarda non solo la vendita, ma anche la sperimentazione, frenando di fatto il settore.
Come si ottiene
La carne coltivata nasce da cellule staminali prelevate da animali viventi. Queste vengono poste in un bioreattore, dove ricevono ossigeno, nutrienti e stimoli ormonali, fino a svilupparsi in fibre muscolari. Il processo imita ciò che accade naturalmente nei tessuti animali, ma in ambiente controllato e sterile.
Per formare un pezzo di carne vero e proprio servono supporti tridimensionali su cui far crescere le cellule e una sostanza nutritiva, detta mezzo di coltura. Il più efficace ad oggi resta il siero fetale bovino, ottenuto da feti animali durante la macellazione: un aspetto che pone problemi etici, soprattutto per vegani e vegetariani.
Alcuni centri di ricerca stanno studiando mezzi di coltura senza derivati animali, utilizzando alghe, lieviti e funghi. Queste alternative però, al momento, risultano meno efficaci.
Sicurezza e autorizzazioni
Secondo la ricercatrice Rachel Mazac dell’Università di Helsinki, i prodotti coltivati non sono intrinsecamente meno sicuri rispetto alla carne tradizionale, ma necessitano di valutazioni rigorose. In Europa il percorso è ancora in fase iniziale.
Nonostante ciò, alcune aziende, come Upside Foods e Eat Just, hanno già ottenuto autorizzazioni negli USA e collaborano con chef per testare i prodotti in ristoranti di alto livello.
Costi e prospettive
Il primo hamburger di carne coltivata, prodotto nel 2013, costò oltre 330mila sterline. Oggi i costi sono scesi drasticamente, ma produrre un chilo di carne coltivata costa ancora circa 100–200 dollari. Secondo il Good Food Institute, nel giro di pochi anni si potrebbe arrivare a un costo di 2,50 dollari al chilo, rendendola competitiva.
Tuttavia, le difficoltà tecniche e il ridimensionamento delle aspettative hanno portato alcune aziende a chiudere o rallentare i propri progetti, anche per mancanza di investimenti.
Benefici potenziali
I vantaggi potenziali della carne coltivata sono numerosi:
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Riduzione dell’uso di antibiotici;
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Minor rischio di zoonosi (malattie trasmesse dagli animali);
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Maggiore controllo sulla composizione (grassi, vitamine, omega-3);
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Minore impatto ambientale, se si evitano allevamenti intensivi.
L’Agenzia Europea dell’Ambiente sottolinea che la carne coltivata potrebbe contribuire alla riduzione delle emissioni climalteranti, a patto che i pascoli dismessi siano riconvertiti in foreste o vegetazione naturale, evitando nuove colture intensive.
Criticità e controversie
Non mancano i problemi: dal punto di vista etico, il ricorso a materiali di origine animale limita l’attrattiva per chi cerca prodotti realmente cruelty-free. Dal punto di vista ambientale, la produzione richiede energia e materiali chimici, con potenziali scarti da gestire.
C’è anche chi teme che l’industrializzazione della carne coltivata possa portare a monopoli alimentari, rendendo dipendenti da poche multinazionali l’approvvigionamento di proteine.
In sintesi
La carne coltivata rappresenta una sfida alimentare, scientifica ed etica di portata globale. Se da un lato promette benefici ambientali e sanitari, dall’altro impone interrogativi complessi sulla sicurezza, l’accettazione sociale e il futuro dell’agricoltura.
In Italia, il dibattito è ancora più acceso per via del recente divieto normativo, che rischia di tagliar fuori il Paese da un possibile mercato in espansione.
Box di approfondimento: 5 cose da sapere sulla carne coltivata
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Non è vegana (almeno per ora): la maggior parte dei prodotti usa ancora siero fetale bovino.
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Non è in vendita in Europa, ma è autorizzata a Singapore, Israele e USA.
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In Italia è vietata la produzione e la vendita dal 2023.
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Non nasce da ogm, ma da cellule animali coltivate in laboratorio.
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Potrebbe essere più salutare della carne convenzionale, se arricchita con nutrienti.
Foto menatti.com