Ok al check-in in video
Dopo mesi di ping-pong legale, per i gestori di B&B e case vacanze arriva finalmente un nuovo semaforo verde. Il Consiglio di Stato ha stabilito che il check-in a distanza si può fare. Basta che l’ospite venga comunque identificato “a vista”… tramite tecnologia e non necessariamente dal vivo, col gestore che sbuca da dietro la porta. Una vittoria piena per gli host, che avevano già portato a casa un successo al Tar del Lazio e ora si ritrovano appoggiati anche dal livello più alto della giustizia amministrativa. Insomma, doppietta.
Tutto inizia nel dicembre 2024
La storia era partita lo scorso dicembre, quando il ministero dell’Interno aveva inviato una circolare che, di fatto, metteva il lucchetto ai check-in online. Pretendendo la presenza fisica del gestore al momento dell’arrivo dell’ospite. Un fulmine a ciel sereno per chi da anni gestisce ingressi flessibili grazie alle mitiche “keybox”, quei lucchetti intelligenti che ti lasciano prendere le chiavi senza liturgie in reception. Strumento che, peraltro, il Comune di Roma sogna di vedere estinto più o meno da sempre.
Il ricorso al Tar
Contro quella stretta, la Federazione Fare, che riunisce le principali realtà dell’extralberghiero, si era rivolta al Tar ottenendo a maggio 2025 l’annullamento della circolare. Ma al Viminale non l’avevano presa bene, e decisero di salire di livello portando la battaglia al Consiglio di Stato.
La decisione
Venerdì 21 novembre è arrivato il verdetto finale: la tecnologia può prendere il posto del gestore in carne e ossa, purché ci sia un controllo visivo dell’identità di chi entra. In altre parole, non basta mandare la foto del documento e ricevere in cambio un codice magico: serve un sistema che permetta al gestore di vedere chi sta varcando la soglia. Stop invece alle procedure totalmente automatizzate, quelle dove il gestore riceve un paio di foto e poi manda il codice d’ingresso, sperando che non entri il cugino dell’intestatario.
La soddisfazione delle associazioni
Per la Federazione Fare è una decisione che rimette ordine e, soprattutto, guarda ai tempi attuali: “La sicurezza è basilare, ma non dev’essere un freno all’innovazione. Il TULPS è del 1931: il mondo del turismo nel frattempo ha fatto qualche passetto avanti. Se ci sono strumenti che garantiscono l’identificazione certa, è ovvio usarli”.
Soddisfatta anche Albaa, l’associazione laziale di b&b e affittacamere: “La sentenza conferma ciò che diciamo da sempre. È assolutamente legittimo avvalersi delle tecnologie evolute per verificare che chi entra nelle strutture sia davvero la stessa persona dei documenti mandati nel check-in”.
Foto: fornitureperbeb.it