Corte dei Conti boccia il “Ponte” ma Salvini è fiducioso “i lavori partiranno a febbraio”

Con la solita calma zen che lo contraddistingue, Matteo Salvini fa sapere che attende serenamente i rilievi della Corte dei Conti, tanto, a suo dire, basterà rispondere “punto su punto”. Il ministro delle Infrastrutture, dopo l’ennesima riunione sul mitologico Ponte sullo Stretto, ha anche ammesso che avrebbe voluto far partire i cantieri a novembre, ma si slitta a febbraio. Giusto il tempo di farsi trovare pronti… magari per il prossimo decennio.

Sette anni di lavori e 120 mila posti di lavoro

Farò e continuerò a fare tutto il possibile per avviare il cantiere e portarlo a termine”, ha ribadito Salvini. Come se il ponte fosse già una certezza più che un miraggio. Afferma che serviranno solo sette anni di lavori (che, nel linguaggio dei grandi cantieri italiani, equivalgono più o meno a un’era geologica), Poi dice che l’impresa porterà ben 120.000 posti di lavoro: una specie di miracolo occupazionale in salsa padano-sicula. E tutto questo, naturalmente, all’insegna di “speranza, rilancio e dignità”.

C’è chi ha accolto la notizia con piacere

Nel frattempo, dall’altra parte dello Stretto (e dello spettro politico) si brinda. Le opposizioni e i comitati No Ponte festeggiano come dopo una finale vinta ai rigori. La Corte dei Conti ha infatti messo in pausa la delibera del Cipess che dava il via libera al progetto definitivo. “Una notizia emozionante e che ci ha reso felici”, ha dichiarato Mariella Valbruzzi del Comitato No Ponte, annunciando una manifestazione il 29 novembre a Messina.

Insomma, tra chi sogna un ponte in sette anni e chi brinda a ogni stop come fosse Capodanno, il Ponte sullo Stretto resta fedele alla sua natura. Un’opera ancora tutta da immaginare… e da raccontare.

Foto tratta dal web

 

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