Operazione Albania: la saga continua
Altro che svolta epocale: il famoso progetto del governo italiano sui migranti, quella sbandierata come “la soluzione definitiva”, si ferma di nuovo. Questa volta, a far cadere il castello ci ha pensato la Corte di Cassazione, che ha deciso di demolire una delle norme chiave che tenevano in piedi i centri in Albania. Proprio quei centri creati grazie al patto tra Giorgia Meloni e il premier albanese Edi Rama.
La legge del governo? Beccata con le mani nel sacco
Il decreto che aveva riaperto la struttura di Gjader, nocciolo del piano migranti, prevedeva che un richiedente asilo potesse restare “parcheggiato” fino a 48 ore. Anche se il suo trattenimento non era stato convalidato. I giudici, con una calma olimpica, hanno fatto notare che no, non funziona proprio così: se il trattenimento non viene convalidato, il migrante va liberato subito. Non tra due giorni. Non dopo il caffè. Subito!
Tutta questa storia è partita da un migrante spedito prima in Albania e poi in un centro a Bari, dove si è fatto un soggiorno forzato dal 4 al 5 luglio. Per i giudici, questa vacanza non richiesta rappresenta “una bella botta alla libertà personale”. In altre parole: la legge del governo sembra avere la stessa tenuta di un ombrello bucato sotto la pioggia.
La Consulta
La Cassazione ha quindi segnalato la questione alla Corte Costituzionale, parlando di sei articoli della Costituzione calpestati con entusiasmo. Senza dimenticare la Convenzione europea dei diritti dell’uomo, pure lei evidentemente ignorata.
Per la Corte di Cassazione, altro non è che una restrizione della libertà personale introdotta per legge. La norma, a questo punto, è in contrapposizione coi principi costituzionali, la Convenzione europea dei diritti dell’uomo e le norme sovranazionali. Insomma, contraddizioni che non è che possano passare proprio inosservate.
E mentre la legge del governo rischia di naufragare, dalle opposizioni arrivano applausi ironici. Alfonso Colucci, del Movimento 5 Stelle, ha ricordato che questo è l’ennesimo esempio di “politiche migratorie scritte con i piedi”. Non solo inefficaci (gli sbarchi continuano a gonfie vele), ma pure contrarie a qualsiasi normativa nazionale ed europea. In sintesi: un fallimento da manuale.
Foto: balcanicaucaso.org