Dramma a Praja, suicidio sui binari. Ritardi treni oltre 8 ore

Una tragedia sconvolgente ha scosso questa mattina la tranquillità di Praja. Una donna, sopraffatta dal peso della vita, ha scelto di porvi fine gettandosi sui binari proprio mentre sfrecciava il Frecciarossa diretto a Venezia. L’impatto è stato fatale.

Morta sul colpo

Erano da poco passate le 8.30 quando la tragedia si è consumata nei pressi della stazione di Praja-Ajeta-Tortora, in provincia di Cosenza. La vittima, una collaboratrice scolastica, è morta sul colpo, lasciando dietro di sé sgomento, dolore e una scia di disagi che si sono propagati lungo tutta la rete ferroviaria.

La circolazione è rimasta paralizzata per ore, mentre le autorità giudiziarie svolgevano i rilievi, proseguiti fino alle 15.15. Solo allora, dopo ore di attesa e silenzio, Trenitalia ha annunciato una graduale ripresa dei treni. Ma il ritorno alla normalità è stato lento, quasi impossibile: dopo le 16, i ritardi continuavano ad accumularsi, toccando punte drammatiche di quasi 500 minuti per il Frecciarossa AV 8418 Reggio Calabria–Venezia.

L’effetto domino: treni fermi e passeggeri in attesa

Il blocco ha colpito duramente la tratta Reggio Calabria–Roma, dove i convogli ad alta velocità si sono trasformati in lunghi serpentoni immobili d’acciaio. Quattro Frecciarossa e un Italo hanno accumulato fino a sei ore di ritardo prima di raggiungere, esausti come i loro passeggeri, la stazione di Roma Termini.

I treni coinvolti:

  • AV 8418 Reggio Calabria–Venezia S. Lucia: 480 minuti di ritardo

  • AV 9584 per Torino Porta Nuova: 412 minuti

  • AV 8134 per Torino Porta Nuova: 404 minuti

  • AV 9642 per Torino Porta Nuova: 308 minuti

  • AV 9588 per Torino Porta Nuova: 283 minuti

Nel frattempo, tra Sapri e Paola, è stato istituito un servizio di bus sostitutivi, ma nulla ha potuto cancellare la sensazione di impotenza tra i viaggiatori in attesa.

La voce di Assoutenti: “Non bastano i bonus, servono indennizzi veri”

Davanti all’ennesimo caos ferroviario, Assoutenti ha levato un grido di protesta: “Dopo l’ennesima giornata di disagi, i semplici bonus non bastano più. Servono indennizzi proporzionati ai danni subiti dai passeggeri”. Il presidente Gabriele Melluso ha rincarato: “È tempo di riformare le norme sui diritti dei viaggiatori. Chi ha perso ore, impegni e serenità merita un risarcimento equo e immediato. Solo così si potrà ricostruire un minimo di fiducia tra i cittadini e il servizio ferroviario”.

Ora, mentre i binari tornano lentamente a vibrare sotto il peso dei treni in marcia, resta sospeso nell’aria il silenzio amaro di una vita spezzata e di centinaia di viaggi interrotti. Una giornata che resterà impressa nella memoria di chi l’ha vissuta.

Foto: corrieredelleconomia.it

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