Eutanasia. Non coi soldi pubblici: gli ostacoli del governo

Gli emendamenti che “mettono paletti”

Macchinari, medicine e tutto ciò che ha a disposizione il Servizio sanitario nazionale, nonché il personale medico o infermieristico, non potrà essere destinato ai fini dell’eutanasia. Per chi, dopo mille sofferenze, decide di andarsene con un po’ di dignità. Questo, almeno, è quello che recita uno dei discutibili emendamenti firmati dai senatori Pierantonio Zanettin (Forza Italia) e Ignazio Zullo (Fratelli d’Italia). I senatori hanno trovato il tempo di illuminare il dibattito sul fine vita dopo mesi di silenzio in Senato.

Durante la seduta di ieri, giovedì 11 settembre, dopo la pausa estiva, i due senatori hanno messo sul tavolo una serie di modifiche. Il punto forte è di tagliare fuori completamente il Servizio sanitario nazionale dalla questione, così che l’accesso alle cure diventi magari una faccenda privata, per pochi eletti.

Cambiare pure il Comitato di valutazione

E già che ci siamo, si propone anche di cambiare il Comitato nazionale di valutazione (che valuta le richieste di fine vita) e che finora aveva il difetto di essere troppo… esistente. Questo sarebbe sostituito da un centro di coordinamento dei vari comitati etici territoriali. In questo Centro di coordinamento ci vogliono dentro: un giurista, scelto con cura tra professori e super-avvocati. Un bioeticista. Medici di ogni specializzazione possibile (anestesisti, palliativisti, psichiatri, legali…). Uno psicologo. Un infermiere e un farmacologo. Un vero dream team, insomma, tanto che viene quasi da intonare l’inno.

Il percorso per chi chiede il fine vita

Semplicissimo: si presenta una domanda per vedere se si può morire senza che qualcuno finisca in tribunale. Il centro di coordinamento prende nota, chiede il parere del comitato etico territoriale (che ha due mesi di tempo, senza fretta). Poi, in altri due mesi, il centro può fare ulteriori verifiche, perché non sia mai che qualcuno decida troppo in fretta. E se servono altri 30 giorni, niente panico: si concedono pure quelli. Vebbeh, con 5 mesi o poco più la faccenda è risolta, in fondo chi ha fretta di morire? Magari ce l’ha chi sta soffrendo!

Comunque alla fine, deciderà il giudice, tenendo conto del parere del Centro di coordinamento. Ma, attenzione, la richiesta può essere ritirata in qualsiasi momento. Se invece il parere fosse negativo, si può ripresentare domanda, ma solo dopo 120 giorni, sempre che nel frattempo siano cambiate le condizioni.

Vietato morire

E, per non lasciare dubbi, uno degli emendamenti propone di scrivere a chiare lettere che “la legge non riconosce a nessuno il diritto di ottenere aiuto a morire”. Perché la vita è sacra, certo. Specialmente quella altrui, quando a decidere sono gli altri. E soprattutto, se si vorrà porre fine alla propria sofferenza lo si potrà, fare ma a spese proprie, in un apposito Centro privato che fornirà tutto l’aiuto necessario. Per i poveri resta il divieto di morire.

Foto: nurse24.it

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