Nessuna certezza di ricollocazione in case popolari per gli abitanti di Val Cannuta

Pare che per 130 famiglie romane la certezza sia diventata un concetto mitologico. Ogni giorno si svegliano con un’unica, angosciante domanda: “Oggi ci sfrattano o ci ignorano di nuovo?” Nessuno glielo dice. Perché evidentemente, l’emergenza abitativa fa scena solo nei discorsi elettorali, mica nella vita vera.

È la triste realtà vissuta dagli abitanti del Centro di Assistenza Alloggiativa Temporanea di Val Cannuta. Solo srotolando striscioni e scendendo in piazza il 5 giugno scorso sono riusciti a strappare un momentaneo “fermi tutti” allo sgombero programmato. Ma guai a credere che nel frattempo sia arrivata una soluzione. Macché! Più facile trovare un unicorno a Roma piuttosto che un alloggio popolare.

Il Comune che fa?

Nel frattempo, l’amministrazione Gualtieri porta avanti con zelo svizzero il suo progetto di chiudere l’ex residence. Dove vadano a finire le famiglie, poco importa: che si arrangino. D’altronde, chi si preoccupa di sapere se avranno mai un tetto sopra la testa? L’importante è liberare i palazzi. Un bello sgombero non si nega a nessuno.

I rappresentanti degli inquilini

L’Unione Inquilini, che ancora si ostina a credere che esistano i diritti, chiede da giorni un tavolo politico. Un luogo dove le istituzioni si siedano, parlino e magari, tra una chiacchiera e l’altra, trovino una soluzione. Ma il Comune di Roma ha altri piani: non serve il dialogo, basta un bel tavolo tecnico. Così tecnico che a furia di tecnicismi nessuno si assume la responsabilità di niente.

E infatti, pare che la lista per l’assegnazione degli alloggi ERP (Edilizia Residenziale Pubblica) sia sparita nel nulla, come un incantesimo mal riuscito. Nessuno l’ha vista, nessuno sa quando arriverà. Le famiglie aspettano, ma l’unica cosa che ottengono è una proroga fantasma dei Sassat e una burocrazia che nemmeno Kafka avrebbe immaginato.

L’assessore Tobia Zevi

Evidentemente poco incline a sporcarsi le mani con problemi così… proletari, l’assessore alle Politiche abitative continua con la dismissione dei CAAT, il piano partito nel 2023. Entro quattro anni, via tutto. Dove andranno gli ex inquilini? Magari su Marte, magari a casa di qualcun altro. Intanto si continua a ignorare che trovare una casa dignitosa a Roma è come vincere alla lotteria (ma con meno probabilità).

E mentre i bambini non sanno dove inizieranno la scuola e i genitori si domandano dove dormiranno a settembre, l’assessore Zevi pare intento a pensare a ben altro. Magari ha già fatto le valigie per le vacanze estive, come il sindaco Gualtieri, che non ha trovato il tempo neanche per rispondere a una lettera.

Oggi è arrivata la risposta

E invece, proprio quando sembrava che il silenzio fosse il massimo, ecco il colpo di scena: Zevi risponde. Dice che ci sono 1.500 alloggi da sistemare, basta solo una “piccola” manutenzione. E che, tra un intervento e l’altro, forse spunteranno 3.000 appartamenti. Miracolo romano o ennesima promessa da campagna elettorale?

Nel frattempo, 130 famiglie continuano a vivere nel limbo. Ma tranquilli, Roma continua a essere “Capitale della cultura”, solo che a questa cultura manca il capitolo sulla dignità.

Foto: amaddante.it

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