Petizione per riqualificare il sottopasso della stazione Nomentana

Il sottopasso della stazione Nomentana sembra uno scenario di uno di quei film post-apocalittici. Sui muri ci sono decorazioni con “capolavori” di street art non richiesta e scritte da bagno dell’autogrill. Buio da film horror, sporcizia e un profumo di polvere stantia che neanche in cantina si riuscirebbe a ritrovarla simile.

Questo tunnel delle meraviglie che dovrebbe unire quartiere Africano e Sacco Pastore, a voler dire la verità, sembra più un’area in abbandono. Un corridoio che collega viale Etiopia e via Val d’Aosta, ma che i residenti preferirebbero collegasse, oltre alle strade, anche un minimo di decoro e sicurezza.

Le firme per cambiare le cose

Stufi di attraversare quello che pare un rifugio antiatomico abbandonato, cittadini e pendolari hanno lanciato una petizione online per chiedere un restyling completo.

È un’infrastruttura fondamentale, percorsa ogni giorno da studenti, residenti e pendolari, è buia, sporca e potenzialmente pericolosa” scrivono i proponenti. Che hanno deciso di bussare virtualmente alle porte del sindaco Gualtieri, dell’assessore alla Mobilità Eugenio Patanè, di Rfi e dei minisindaci del II e III Municipio Francesca Del Bello e Paolo Marchionne. Perché, si sa, la speranza è l’ultima a morire… anche nei sottopassi.

Le richieste

Gli abitanti reclamano l’ovvio: pulizia e sanificazione (non un rituale esoterico, solo un po’ di scopa e detersivo). Luci che non sembrino lampadine Ikea difettose. Qualche telecamera che scoraggi aspiranti writer e vandali. E magari, un restyling estetico che non faccia venire voglia di correre fino all’uscita col fiato corto. Bonus: manutenzione degli accessi, perché anche le scale meritano un po’ più di decoro.

I commenti di promotori e utenti sono uniti come in un mantra: “Roma non può continuare a trattare i luoghi pubblici come scenografie di Gotham City. Il sottopasso Nomentano deve smettere di essere il monumento all’abbandono e trasformarsi in un esempio di civiltà urbana”. Almeno questa è la speranza.

Foto diarioromano.it

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