Cos’è cambiato dall’introduzione della Misura, quali sono i benefici che ha portato, quali i danni eventualmente prodotti? Ora questo ammortizzatore sociale è stato abolito e lo scenario è cambiato per gli ex percettori che non rientrano più tra gli aventi diritto.
Benefici
Con l’arrivo del RDC molte famiglie hanno ricominciato a recuperare un minimo di dignità ed a concedersi beni (per lo più alimentari) che prima sarebbero stati proibitivi. Il meccanismo di mettere del denaro nelle tasche dei meno abbienti, ha innescato anche un conseguente rilancio dell’economia. Non si può far spesa se non si hanno risorse. Si ripiega sull’essenziale, affidandosi magari agli aiuti umanitari. Il beneficio evidente è proprio l’aver strappato moltissime famiglie alla miseria. Non ha prodotto ricchezza, ma ha aiutato a vivere un po’ meglio chi aveva poco o nulla.
Il sentimento politico e degli italiani
Il RDC è stata una battaglia che ha letteralmente spaccato in due la politica italiana. Chi ha voluto fortemente questa Misura è poi stato accusato dagli avversatori del sostegno, di aver generato un esercito di “fannulloni da divano”. Le cose in realtà non stanno proprio così, poiché il Reddito di cittadinanza era destinato al supporto del nucleo familiare e l’importo non avrebbe soddisfatto una famiglia di 3 o 4 fannulloni. Ma la politica è fatta anche di queste opinabili diatribe.
Anche i cittadini si sono sentiti chiamati in causa e coinvolti nella lotta politica, diventando in molti casi i più agguerriti nemici del supporto alla povertà. Quelli che parlano bene definiscono questo fenomeno: La guerra dei poveri. Un concetto estremo, ma che trova coerenza nel fatto che anziché biasimare certi sprechi di denaro (anche della stessa politica), ci si scaglia contro chi non ha niente.
Danni del Reddito, percettori illeciti, scarso accesso al lavoro
Alcuni hanno goduto illecitamente del beneficio, questo elemento è stato uno dei motivi scatenanti del giudizio negativo. È tuttavia vero che in molti altri campi si ravvisano truffe e abusi, ma non per questo si depenna la misura, basti pensare ai falsi invalidi e a tutte le agevolazioni connesse. Come detto però, la materia era diventata campo di scontro politico e di conseguenza venne enfatizzata questa fragilità.
Altro fattore che determinò un giudizio critico fu la scarsa introduzione dei beneficiari, al mondo del lavoro. Il governo introdusse la figura dei cosiddetti “tutor” che avrebbero veicolato i percettori del Reddito verso un impiego. Il fallimento, o quasi, di questa opportunità contribuì a demonizzare il RDC. Anche in questo caso va però detto che i tutor erano solamente una parte extra della Misura, erano solo un supporto in più per la ricerca di lavoro per i percettori del Reddito. Questa fase venne strumentalizzata e indicata come inadeguata, non pensando che il lavoro non si crea a parole e quando non c’è, non c’è!
Alla fine, questi “presunti danni” causati dal RDC determinarono la volontà di alcune forze politiche di farne una bandiera elettorale e una volta insediati, di rimuoverlo.
Fine del Reddito di Cittadinanza
Introdotto nel 2019 come misura di sostegno al reddito e inclusione sociale, è stato progressivamente svuotato e poi abolito a partire dal 1° gennaio 2024. Già dal settembre 2023 le condizioni di accesso erano ristrette ai nuclei con minori, disabili o ultrasessantenni.
Le nuove misure che lo sostituiscono
Assegno di Inclusione (AdI)
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Destinatari: nuclei familiari con minori, disabili o over 60 anni con ISEE entro una soglia pari a circa 9.360 €.
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Importo: base circa 500 €/mese, fino a 630 € per nuclei composti esclusivamente da over 67; media di 770 € tra gennaio e giugno 2025.
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Requisiti di residenza: almeno 5 anni in Italia (ultimi 2 continuativi) per cittadini della UE ed extra-europei.
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Obblighi: accettazione della prima offerta di lavoro “congrua”; il rifiuto comporta la decadenza dal sussidio.
Supporto per la Formazione e il Lavoro (SFL)
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Destinatari: persone tra i 18 e 59 anni, con ISEE inferiore ai limiti, ma senza minori, disabili o over 60 in famiglia.
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Importo: circa 350 €/mese, condizionato alla partecipazione a percorsi formativi e orientamento.
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Anche in questo caso, il rifiuto di una qualunque offerta di lavoro comporta la perdita del beneficio.
Effetti concreti: chi ha perso il sostegno?
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Secondo le stime della Banca d’Italia, la platea dei beneficiari si è drasticamente ridotta, da circa 2,1 milioni di nuclei familiari con RdC a circa 1,2 milioni che beneficiano delle nuove misure.
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Come riporta Reddit, Dai dati dell’Istat emerge una stima di circa 850 mila famiglie (soprattutto le più povere) che hanno subito un peggioramento della propria situazione economica. Con una perdita media di reddito disponibile di circa 2.600 € l’anno. Un importo che farebbe precipitare qualsiasi bilancio familiare.
Implicazioni normativo-sociali e critiche
Che fine hanno fatto quei percettori che hanno abusato del RDC? La risposta la fornisce un’inchiesta di Panorama. La scomparsa delle norme penali che punivano la percezione indebita del RdC ha comportato l’archiviazione dei procedimenti in corso e l’impossibilità di recuperare risorse già erogate (circa 600-1000 milioni €)
La CGIL critica come “la misura abbia smantellato l’universalismo (presente nel RdC) in favore di criteri rigidi e restrittivi, basati sulla composizione familiare e occupabilità. La riforma – sottolineano – sembra penalizzare le persone in condizioni reali di bisogno, trasformando lo strumento sociale in uno strumento punitivo”.
Cosa significa per i cittadini laziali e romani
Le nuove misure si applicano uniformemente in tutta Italia. Tuttavia, per i residenti del Lazio e di Roma, emergono alcune considerazioni locali. L’accesso ai Servizi sociali e Centri per l’Impiego è un passaggio che richiede un forte lavoro di presa in carico a livello territoriale, ma i centri locali soffrono spesso di carenze di personale e risorse.
In conclusione
L’abolizione del Reddito di Cittadinanza e la sua sostituzione con l’Assegno di Inclusione e Supporto per la Formazione e il Lavoro rappresentano una svolta sostanziale. Si è passati da un modello più inclusivo e stabile a uno basato su criteri selettivi, con forti condizionalità. La riforma riduce significativamente la copertura già dal 2023 e accentua l’impegno delle famiglie nella ricerca del lavoro. Per i cittadini del Lazio e di Roma, ciò si traduce in un più stringente ricorso al tessuto sociale e ai servizi locali, la cui capacità di assistenza diventa cruciale. In molti oggi si interrogano se sia stata realmente una scelta saggia cancellare il Reddito di Cittadinanza.
Foto: studiocataldi.it