I primi tre apparecchi entreranno in fase di taratura tra il 3 e il 4 settembre, per poi diventare pienamente operativi entro un mese. Il piano si inserisce in un più ampio progetto dell’amministrazione comunale che prevede zone a 30 km/h, telecamere ai semafori e interventi nei cosiddetti “black point”, i tratti più pericolosi della rete stradale cittadina.
L’obiettivo dichiarato è chiaro: ridurre il numero di incidenti e salvare vite, in un contesto dove, nonostante un calo delle vittime (da 64 a 55 nei primi sei mesi del 2025), il numero complessivo di sinistri resta elevato.
L’investimento complessivo previsto supera il milione e mezzo di euro (tra 1,4 e 3 milioni), destinato alla fornitura dei dispositivi e al loro collegamento con la Centrale della Mobilità.
L’assessore alla Mobilità Eugenio Patanè definisce questo intervento un vero e proprio “Piano Marshall per la sicurezza stradale”, necessario per una città che ancora paga un prezzo altissimo in termini di morti e feriti.
Le critiche dell’opposizione
Fra i maggiori oppositori c’è la Lega Roma, che si è scagliata duramente contro il piano con dichiarazioni forti come:
La sinistra considera i cittadini come polli da spennare, mentre loro vivono comodamente nelle Ztl. Se non sei in grado di garantire trasporti pubblici efficienti, non puoi bloccare la circolazione e multare chi è costretto a spostarsi in auto.
Le critiche si concentrano soprattutto su due aspetti: da un lato la scarsa efficienza del trasporto pubblico, che costringe molti romani a utilizzare l’auto privata; dall’altro la decisione di installare i dispositivi anche in tratti di strada considerati poco pericolosi, facendo pensare più a un incasso facile che a una reale strategia di prevenzione.
E i cittadini? Tra preoccupazione e diffidenza
Mentre una parte dei residenti e dei comitati di quartiere – in particolare nelle zone periferiche come Trigoria, Vitinia e Mezzocammino – plaude all’arrivo degli autovelox come risposta concreta alle richieste di maggiore sicurezza, non mancano le denunce di un presunto “sistema vessatorio”: multe in tratti dove la segnaletica è carente o poco visibile, rilevatori piazzati in zone non critiche e incassi milionari che non sembrano essere reinvestiti in manutenzione o prevenzione.
Il dibattito, dunque, resta aperto: per alcuni si tratta di un passo avanti verso una città più sicura, per altri dell’ennesimo segnale di una politica che punisce i cittadini invece di offrire alternative reali. La prova del nove arriverà nei prossimi mesi, quando i nuovi autovelox entreranno a pieno regime: allora si capirà se Roma avrà davvero strade più sicure o semplicemente casse comunali più piene.
- Foto tratte da comune.roma.it