Salvadenaro, Il fondo tesoreria Inps: aspetti economici

Rubrica di economia e finanza


a cura di Mario Rugini

 

Dal 01/07/2007 i lavoratori dipendenti del settore privato che decisero di lasciare il TFR in azienda per legge hanno destinato il loro TFR al fondo tesoreria Inps. Questo fondo di fatto costituiva la fonte dalla quale questi lavoratori potevano accedere in base ai requisiti di legge al loro TFR.

Il fondo interessa circa 3,3 milioni di lavoratori e secondo uno studio del sole 24 ore dal 2007 il fondo a tutto dicembre 2018 ha beneficiato di entrate per circa 68 miliardi di euro a fronte di uscite per quasi 30 miliardi e ha quindi un valore netto di oltre 38 miliardi di euro. Sempre secondo i dati forniti negli ultimi anni sono aumentate le uscite a fronte di entrate stabili.

Per quanto concerne le entrate ci potrebbe essere il problema della diminuzione del flusso di adesioni. Essendo La previdenza complementare maggiormente conveniente per lavoratori e azienda stessa nel tempo le entrate del fondo di tesoreria potrebbero diminuire.

Per quanto riguarda le uscite il problema potrebbe essere legato ad un incremento delle uscite dovuto all’utilizzo del TFR da parte dei lavoratori.

Ma allora entrate e uscite nel tempo dovrebbero compensarsi e il fondo ( di carattere residuale) dovrebbe chiudere a saldo zero senza cioè scontentare nessuno.

Eppure non è proprio così infatti da un punto di vista normativo tutto il Fondo è assoggettato al sistema della ripartizione. Funziona cioè come la previdenza pubblica: i lavoratori attivi finanziano le prestazioni ai lavoratori che cessano l’attività fino a che nel fondo risultano disponibilità per farlo.

Questo comporta che qualora il Fondo non avesse disponibilità, il costo della liquidazione  TFR sarebbe a carico della Finanza Pubblica, che potrebbe nel medio lungo termine non avere le risorse finanziarie per poter provvedere liquidazioni certe e tempestive.

Il problema vero si verifica quando grosse aziende con TFR a tesoreria Inps vanno in crisi e non riescono entrando in mobilità o fallimento ad accantonare i TFR, in questo caso interviene a sostegno l’Inps. Cioè l’INPS è tenuto a versare l’importo del TFR a prescindere dall’effettività dei versamenti da parte del datore di lavoro. Dovrà poi essere l’Inps, in quanto legittimato, ad agire con una causa per il recupero delle quote versate nei confronti dell’ex datore di lavoro.

In conclusione questo meccanismo dovrebbe essere rivisto perché nel medio lungo termine potrebbe non essere sostenibile, ne per lo Stato ne per il lavoratore.

 

 

 

Pubblicato su  “I Fatti  area metropolitana”


Edizione di Febbraio 2020

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