INPS, Bonus 800 euro: per ottenerlo vedere il reddito

Stanno arrivando i pagamenti del Bonus da 600 euro, come riporta nextquotidiano.it, potrebbe esserci l’aumento a 800 euro per i lavoratori.

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Ieri lo scrittore Alessandro Robecchi ha pubblicato su Twitter un messaggio che gli ha inviato un suo amico che lavora in banca, che si è detto sconcertato perché il bonus partite IVA è stato accreditato sul conto corrente di persone che avevano un saldo di c/c e un deposito titoli valorizzati da 50mila euro fino a 3-400mila euro. Si tratta di un chiaro caso della media del pollo di Trilussa. Tutto ciò ovviamente al netto del segreto bancario violato, pur senza fare nomi.

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Partite IVA, il bonus a 800 euro ma con tetto al reddito
In ogni caso il governo lavora in queste ore al nuovo sussidio per autonomi, professionisti e partite Iva: l’indennità aumenterà da 600 a 800 euro, assicurano fonti del Tesoro al Messaggero, ma non tutti ne beneficeranno. La platea dei percettori verrà ristretta per una questione di coperture. Prende sempre più corpo l’ipotesi di escludere dal bacino degli aventi diritto gli iscritti all’Inps che hanno dichiarato redditi superiori a 35 mila euro nel 2018.

In questa prima fase ha avuto accesso al sostegno anche chi nel 2018 aveva dichiarato un reddito complessivo compreso tra 35 e 50 mila euro, a patto che avesse cessato o ridotto la propria attività di un terzo nel primo trimestre del 2020. Ma per rendere sostenibile sotto il profilo finanziario la riconferma del sussidio ad aprile e maggio nella versione extra-large è necessaria a questo punto una sforbiciata. Il taglio della platea dei beneficiari rischia di avere tuttavia un costo pesante in termini di consenso. E se da un lato il Partito democratico spinge per introdurre nuovi paletti, dall’altro la compagine pentastellata frena.

Il bonus per gli autonomi ha innescato così l’ennesimo braccio di ferro all’interno della maggioranza giallorossa. Si cerca perciò un compromesso. Ed escludere dall’Arca di Noè i redditi superiori a 35 mila euro appare al momento l’operazione più indolore. Perde invece quota l’ipotesi di lasciare fuori i richiedenti con redditi al di sotto dei 35mila euro che non possono dimostrare un calo del proprio fatturato del 33 per cento nel periodo di emergenza, proprio perché una decisione simile rischia di rivelarsi politicamente un boomerang.

Ancora problemi infine per le casse private, che gestiscono in autonomia le erogazioni. La via crucis degli ordinisti che hanno richiesto il bonus è iniziata dopo che con il decreto Liquidità il governo ha cambiato i requisiti necessari per accedere al sussidio, stabilendo che per ottenere i 600 euro gli iscritti ad albi ed elenchi professionali devono essere iscritti in via esclusiva alle casse private. Queste ultime hanno ricevuto finora 454.541 domande per il bonus introdotto con il Cura Italia, di cui 413.455 ammesse al pagamento.