Roma, Stazione Tuscolana, un sabato qualunque, di quelli in cui la città si sveglia tardi e nessuno si aspetta sorprese. Invece, poco prima delle 11 di oggi 4 gennaio, una donna di 32 anni mentre attraversa un sottopasso tra via Tuscolana e via dei Lugli, incontra il suo incubo, che si presenta senza appuntamento.
Il “maiale” di turno
Dal nulla sbuca uno sconosciuto, zero parole, e zero esitazioni né umanità. In compenso, mani addosso con violenza, come se fosse tutto normale. Un’azione lampo, sporca e vigliacca, durata pochi secondi ma sufficiente a lasciare il segno.
Ma lei reagisce
La donna però, non è disposta a fare la comparsa silenziosa. Urla forte, così forte da richiamare l’attenzione dei passanti e da rovinare i piani al protagonista di questo atto schifoso. L’aggressore, improvvisamente meno spavaldo, decide “saggiamente” di fuggire.
Oops… lo zaino
Nella concitazione, però, il fuggitivo dimostra che oltre al coraggio gli manca anche il senso pratico: perde lo zaino. Un cittadino, tentando di rincorrerlo, raccoglie la sacca pensando appartenga alla vittima. Dentro, invece, non c’è la solita bottiglietta d’acqua o il pranzo da ufficio, ma un vero e proprio kit “identificami subito”: documenti ed effetti personali. Un regalo per la polizia, che in tempi record riesce a dare un nome e un volto al sospettato.
Il tentativo di confondersi tra la gente
Il presunto autore della violenza è un 23enne di origine egiziana, incensurato, cuoco in un kebab della zona. Dopo l’impresa, decide di nascondersi nel luogo più anonimo possibile: il bar della stazione Tuscolana. Tra caffè al volo e viaggiatori distratti, forse sperava di diventare invisibile o almeno di passare inosservato.
L’espediente non funziona
Grazie alla descrizione della vittima e allo zaino cortesemente abbandonato, gli agenti lo individuano, lo bloccano e lo accompagnano in commissariato. Per lui scatta l’arresto con l’accusa di violenza sessuale. Fine della corsa!
La vittima
La donna è invece accompagnata all’ospedale Vannini, dove viene attivato il Codice Rosa: accertamenti medici, assistenza e supporto psicologico immediato. Perché se l’aggressione è durata pochi secondi, le conseguenze no. E lo Stato, questa volta, ha fatto la sua parte.
Se tutte le storie (anche quelle brutte) hanno una morale, quella di questa vicenda ci insegna che il vero errore non è perdere uno zaino. Ma pensare di poter allungare le mani su una persona, sparire come se nulla fosse e contare di farla franca.
Foto di un sottopasso tratta dal web