Roma, Violenza psicologica e trauma narcisistico

Esiste una forma di violenza sommersa che non lascia segni visibili sulla pelle, ma agisce in profondità, minando la percezione della realtà, sconvolgendo la struttura neurobiologica e intaccando la dignità della persona. È l’abuso psicologico e la manipolazione narcisistica: un fenomeno clinico e sociale sempre più diffuso, posto al centro di un importante convegno multidisciplinare tenutosi nella Capitale. L’incontro ha riunito esperti del panorama clinico, scientifico e giuridico per analizzare con rigore scientifico il complesso percorso delle vittime: dalla presa di coscienza del trauma subito fino alla difficile affermazione dei propri diritti in sede giudiziaria. I lavori sono stati aperti da Aurelia Spanò, Amministratrice della community “Dialoghi Interiori” e referente dei gruppi territoriali di supporto, che ha introdotto la relazione della Dott.ssa Giulia Giordano, autrice, fondatrice della community e laureata in Giurisprudenza e Scienze Politiche. L’intervento della Dott.ssa Giordano si è concentrato sulla fenomenologia del trauma complesso (Complex PTSD), conseguenza dell’esposizione prolungata a relazioni tossiche. Strategie manipolatorie come il gaslighting (tecnica volta a insinuare il dubbio sulla propria memoria e sanità mentale), la svalutazione sistematica, la triangolazione e l’isolamento forzato non rappresentano semplici incomprensioni caratteriali, ma costituiscono un’aggressione sistematica all’integrità dell’Io. “L’isolamento è la prima vera prigione della vittima», è emerso durante l’apertura. «Rompere il silenzio all’interno di reti d’ascolto e community strutturate come “Dialoghi Interiori” rappresenta il fattore protettivo decisivo: la condivisione permette di decodificare la manipolazione, de-colpevolizzare chi ha subito l’abuso e avviare la progressiva ristrutturazione dell’autonomia cognitiva, emotiva ed esistenziale”. Sul fronte giuridico e medico-forense, la Dott.ssa Cinzia Mammoliti — criminologa, giurista, specializzata in Psicologia Clinica e Criminologia Forense, autrice e docente esperta in violenza psicologica — ha affrontato le criticità legate alla traducibilità dell’abuso nei codici penale e civile. Sebbene le conseguenze sulla vita della vittima siano spesso devastanti, dimostrare in un processo il nesso di causalità tra le condotte prevaricatrici del manipolatore e il danno biologico-psichico subito resta uno dei principali ostacoli del panorama forense. “La violenza psicologica è un delitto immateriale e invisibile, che spesso sfugge ai parametri tradizionali di valutazione -ha spiegato la Dott.ssa Mammoliti- Per far sì che condotte come il controllo coercitivo e la distruzione psicologica trovino un pieno inquadramento nelle fattispecie di reato — dai maltrattamenti in famiglia (art. 572 c.p.) agli atti persecutori (art. 612-bis c.p.) — è indispensabile superare la carenza di indicatori oggettivi quantificabili, sviluppando protocolli peritali avanzati e promuovendo una reale competenza multidisciplinare tra avvocati, consulenti tecnici e magistratura”.  Particolarmente incisivo è stato l’approfondimento scientifico del Dott. Giorgio Cameli, docente universitario, medico e psicologo clinico, che ha illustrato le evidenze legate alle alterazioni biologiche causate da uno stress relazionale cronico. “Quando si subisce un abuso narcisistico profondo, assistiamo a una vera e propria lesione a livello cerebrale, in particolare a carico della corteccia cingolata anteriore e della corteccia prefrontale”, ha chiarito il Dott. Cameli. L’esposizione continua a forti fattori di stress attiva in modo permanente l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA), innescando uno stato di neurotossicità da cortisolo che compromette le aree del cervello preposte al controllo esecutivo, alla regolazione delle emozioni e ai processi decisionali. Il Dott. Cameli ha posto l’accento sulla difficoltà metodologica di dimostrare questo danno in sede giurisprudenziale:

  • Il problema della “foto” di confronto: Senza un’indagine strumentale (come una risonanza magnetica) eseguita prima del trauma, risulta complesso dimostrare con assoluta certezza che la lesione sia diretta conseguenza dell’abuso relazionale.

  • L’impatto su tutto l’organismo: Il trauma psicologico si riflette sull’intero sistema psicofisico. Lo stato infiammatorio cronico e lo scompenso emotivo agiscono come catalizzatori capaci di de-latentizzare patologie organiche complesse e generare somatizzazioni  severe.                                                                                                                                                                                                                                            In conclusione, la conferenza ha evidenziato come la violenza psicologica non possa essere affrontata con interventi frammentati. Per garantire alle vittime una protezione efficace, tempestiva e concreta, è indispensabile costruire un’alleanza strategica che unisca:

  1. Prevenzione e supporto sul territorio (attraverso reti d’ascolto e community d’aiuto);

  2. Rigore scientifico neuro-endocrino (per riconoscere i danni biologici dello stress cronico);

  3. Competenza peritale e giuridica (per tradurre l’abuso invisibile in tutele legali certe).

Solo attraverso questo approccio integrato sarà possibile accompagnare chi subisce manipolazioni affettive lungo un reale percorso di rinascita, dalla consapevolezza iniziale fino al pieno riconoscimento dei propri diritti nelle aule di giustizia.