Il discorso del Sindaco Pio Del Signore (nella foto in bianco e nero in basso, accanto allora Sindaco di Rocca di Botte) al funerale di Padre Enrico Germani: “Non avrei potuto immaginare che fosse riservato anche a me di dover parlare di te, caro P.E.Germani, quanto tanti, molti, oggi assenti o indifferenti, conoscendoti, più di me, debbono ringraziarti con me, perché da te non i tanti ed i molti, ma tutti hanno direttamente o indirettamente ricevuto ed imparato da te. Io potrei darti le sole lacrime di riconoscenza mie e di tanti giovani, ma non è permesso alla mia lingua di sciogliersi come vorrei, per parlare del tuo passato, per ricordarti studente, combattente, ufficiale, perseguitato, docente, oratore, amministratore e sacerdote. Giovane studente dal portamento maestoso e dagli occhi sempre sereni che rivelavano intelligenza e bontà d’animo. Combattente – ufficiale nel Grappa, tu stesso innumerevoli volte, ai combattenti che oggi ti accompagnano, facesti, con commosse parole, rivivere quei terribili anni della nostra guerra mondiale. Perseguitato povero, costretto a stare in casa, non per malattia, trascorresti le giornate più belle della tua vita, seduto in via Luigi Cadorna sempre sorridente e rassegnato come Cadorna alle sorti della Patria in pericolo, della Patria che avevi sempre nel cuore e nella bocca, specie quando eri tra i poveri giovani studenti che tu, senza compensi educasti, istruisti, consigliasti ed aiutasti da far vantare a questo tuo diletto paese un considerevole numero di professionisti, figli di umile gente. Sacerdote, con modi affabili, con lo sguardo sereno, con un carattere gioviale e soprattutto con un cuore facile a commuoversi, facesti che tutti, specie i poveri, ricorressero a te per un aiuto, per un consiglio, in quella nera, fredda, buia tua stanza che ancora conserva uno stecchito albero di Natale e che può definirsi la scuola e palestra di numerosi Trebani ed un ufficio di assistenza, da farmi ricordare ancora oggi quando mi recitavi i versi di Ada Negri: “Studia, figlio del popolo, figlio di mamma operaia, nella buia stamberga dove non giunge il sole”. Fosti, P. Enrico, fra moltissimi meriti, giudicato poco avveduto nei momenti tristi che attraversò il nostro paese dopo la liberazione. Tu, incurante delle critiche, degli insulti, subendo e soffrendo, dimenticasti il passato, non cercasti ricompense e riconciliasti il paese che oggi ti rende l’estremo saluto e ti ricorda come l’amico impareggiabile, l’amico del cuore, il maestro di tutti i giovani di questo paese che ti vide nascere e solo soffrire e non morire; di questo paese che ti annovera fra i suoi figli migliori, concedendoti l’eterno riposo nel nuovo cimitero, scegliendoti il posto che ti spetta, per additarti come esempio alle future generazioni”.