Donna uccisa nel giorno contro violenza sulle donne

E’ accaduto ancora, nel giorno in cui stiamo manifestando – con scarpette rosse, segni sulla faccia e altro – la giornata contro la violenza sulle donne, giunge la notizia che un uomo ha accoltellato la moglie. Chi è stato? Dove è accaduto?

Stavolta non lo diremo, perché, oggi, non ha importanza dove e chi è stato. Questa donna ha il nome di nostra madre, di nostra nonna, di nostra, figlia, di nostra moglie, della nostra compagna e abita in uno degli 8000 comuni d’Italia. Sapere il suo nome e quello del compagno o marito che l’ha accoltellata, non cambia niente per le oltre 60 vittime che in Italia sono morte per mano di mariti o compagni violenti dall’inizio dell’anno. Tante, troppe.

Ecco le vittime di ciascun mese: Gennaio, 13 vittime; Febbraio, 2 vittime; Marzo, 5 vittime; Aprile, 5 vittime; Maggio, 7 vittime; Giugno, 5 vittime; Luglio, 8 vittime; Agosto, 3 vittime; Settembre, 5 vittime; Ottobre, 3 vittime; Novembre, 5 vittime. Potete leggere i loro nomi sul sito www.femmincidioitalia.it, tra l’altro nel sito è riportata la ragione per cui si è scelto il 25 novembre come giornata internazionale.

“Una ricorrenza importante che, nell’obiettivo di eliminare qualsiasi forma di violenza nella piena affermazione dei diritti di tutti gli esseri umani, pone una marcata attenzione sul fenomeno della violenza contro le donne. È stata ufficialmente istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 17 dicembre 1999 con la risoluzione 54/134 che richiamava i principi espressi nella risoluzione 48/104 del 23 dicembre 1993 sull’eliminazione della violenza contro le donne. Il suddetto documento riconosce che la violenza contro le donne rappresenta, storicamente, la manifestazione della disuguaglianza tra i generi che ha portato nel tempo gli uomini alla dominazione e alla discriminazione nei confronti delle donne. Fenomeni che hanno ostacolato l’avanzamento delle donne nella società, spesso ponendole in posizioni di subordinazione. Per questi motivi l’Assemblea ha ritenuto urgente il bisogno di istituire una giornata per ricordare che la violenza perpetrata sulle donne costituisce un ostacolo all’uguaglianza, la sicurezza, la libertà, l’integrità e la dignità di tutti gli esseri umani. È stato scelto quel giorno per commemorare le ‘Sorelle Mirabal’, tre donne uccise il 25 novembre del 1960 nella Repubblica Dominicana per essersi opposte alla dittatura di Rafael Trujillo, presidente che aveva governato il paese centroamericano dal 1930 al 1961”.

La notizia di oggi, che per inciso proviene, paradossalmente, da una zona del “centro” Italia, dimostra che forse stiamo perdendo la battaglia contro la violenza alle donne. Proprio oggi in una nota diffusa agli organi di informazione pubblica, dalla ministra per le Pari Opportunità, Elena Bonetti, faceva riferimento a questa battaglia.

La lettera della Ministra Elena Bonetti nella giornata contro il femminicidio: “I numeri anche quest’anno ci raccontano tutta la drammaticità e trasversalità del fenomeno della violenza contro le donne nel nostro Paese. In mesi difficili che hanno squarciato definitivamente il velo su tutte le nostre fragilità, la violenza contro le donne si conferma un’emergenza che richiede una risposta urgente e condivisa. Venticinque anni dopo la Conferenza di Pechino che ricordiamo quest’anno, tanto cammino è stato fatto ma restano ancora diversi gli ostacoli da superare.

E l’azione su cui le Istituzioni tutte hanno il dovere di impegnarsi è nitida: sostenere e rafforzare le reti di comunità che hanno nei centri antiviolenza, nelle case rifugio, nell’associazionismo e nelle forze dell’ordine il loro fulcro, e dire con ancora più coraggio alle donne che il Paese è accanto a loro, che non sono sole. Che dalla violenza possono uscire e c’è una comunità tutta intera pronta a sostenerle e ad accompagnarle in questo percorso di libertà.

Questi mesi ci hanno detto con chiarezza che le richieste d’aiuto aumentano e il numero di pubblica utilità antiviolenza e antistalking, il 1522, è sempre più diffuso e ritenuto uno strumento di sostegno per le donne.

In questo tempo così complesso ho visto aumentare la consapevolezza del contrasto alla violenza come responsabilità sociale, è qualcosa di molto importante. Per le istituzioni, un tema nodale in questo cammino è assicurare che i centri antiviolenza e le case rifugio ricevano le risorse loro necessarie per svolgere efficacemente la propria azione. Per riuscire in questa difficile sfida è necessario che tutte le istituzioni, a tutti i livelli, ne facciano concretamente una priorità, dalla programmazione all’erogazione delle risorse in tempi brevi al monitoraggio delle azioni.

È evidente, però, che lo scenario cambierà soltanto quando nella coscienza pubblica la violenza sarà definitivamente ripudiata. C’è un problema di linguaggio fatto di stereotipi da non sottovalutare e che deve essere ancora, ahimè, scardinato. Leggiamo spesso il modo in cui la violenza viene raccontata, purtroppo è un modo che cerca delle attenuanti o le propone in situazioni che invece non hanno ragione. Perché la violenza non ha ragione mai. Perché non c’è mai una giustificazione alla violenza. Serve l’impegno di tutti, con ogni sforzo.
Sono molto grata al mondo dello sport che quest’anno ha enormemente contribuito a lanciare un messaggio forte contro la violenza sulle donne, dalla Figc e dal suo presidente Gravina al commissario tecnico Roberto Mancini, a tutta la nostra Nazionale di calcio e alla Lega di Serie A. Hanno dato un segnale importante che ci ricorda oggi, 25 novembre, che vincere la partita contro la violenza è possibile, se uniamo le forze e mettiamo in campo tutte le energie che abbiamo a disposizione.

Che questa Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne sia il tempo inedito dell’impegno di tutto il Paese. Per tutte le donne che hanno perso la vita, per tutte quelle che non riescono ancora a trovare la forza di uscire da quella porta, per Elena, Diego, Aurora, Alessandro, quei figli che hanno pagato con la loro stessa vita, per quelli che stanno soffrendo nella loro solitudine. Per tutte le donne e per tutti i figli, perché ricominciare è possibile. Perché libera puoi”.

Un ultimo dato, nei mesi del lockdown, e nei periodi immediatamente successivi alle feste (vedi il dato di gennaio, riportato sopra) la violenza contro le donne è sensibilmente aumentata a riprova che nei momenti difficili gli uomini tendono a sfogare tutta la loro impotenza e fragilità sulle donne, dimostrando che sono soprattutto questi infimi uomini a perdere e fallire nella loro vita: gli uomini che lo capiranno e sapranno reagire, non sfogandosi con le loro mogli, compagne, sorelle, figlie hanno diritto di chiamarsi veri uomini e, lanciamo un invito: tutti gli uomini, non solo i vip, attori, calciatori, ma tutti gli uomini comuni, mettano un segno rosso in faccia ben visibile a tutti e dedichino qualche secondo a guardarsi allo specchio: ci vedranno un vero uomo.