Domenica scorsa la statua di San Francesco d’Assisi è ricomparsa nel piazzale antistante la chiesa parrocchiale e la sede della comunità “Nuovi Orizzonti”, ma non dove la fede e la storia locale l’avevano custodita per oltre quattro decenni. L’effigie del Santo è stata relegata di lato, confinata in un angolo su un basamento di cemento improvvisato, lontano dalla sua posizione originaria. Nessuna cerimonia solenne, nessun coinvolgimento della cittadinanza: soltanto una sbrigativa benedizione a margine della messa domenicale da parte del parroco, don Raffaele. Un profilo basso che stride fortemente con la “versione ufficiale” diffusa a mezzo stampa per celebrare il restauro dell’opera, dove si narra di una comunità in festa e si giustifica lo spostamento con presunte ragioni di «fruizione e sicurezza». Una narrazione che molti cittadini e fedeli storici di Piglio rispediscono con fermezza al mittente. Stando alle testimonianze dei presenti, la partecipazione alla benedizione è stata numericamente ridotta e composta quasi esclusivamente da membri della comunità “Nuovi Orizzonti”. Anche l’argomentazione legata alla sicurezza appare del tutto debole: in ben 44 anni la statua, collocata al centro del piazzale, non ha mai rappresentato un pericolo per la circolazione o i passanti. Al contrario, proprio l’area in cui risiedeva la vecchia struttura rimossa versa oggi in uno stato di potenziale pericolosità non ancora messo in sicurezza.A pesare sulla vicenda è soprattutto il mancato rispetto degli impegni presi in passato. Nell’ottobre del 2024, in occasione della rimozione del basamento originale, l’ingegner Rota di “Nuovi Orizzonti” era intervenuto pubblicamente assicurando che la statua sarebbe tornata «esattamente nello stesso punto», seppur con una struttura di sostegno ridotta. A distanza di due anni, quelle garanzie si sono rivelate del tutto vane. La promessa del “dov’era e com’era” è stata sacrificata sull’altare della logistica: sgomberare il centro del piazzale per ricavarne un comodo spazio di manovra e parcheggio a servizio della struttura. Un dettaglio non da poco per la comunità parrocchiale. Per 44 anni quel posizionamento non è stato un semplice arredo urbano, ma un elemento di continuità spirituale: la statua era infatti perfettamente allineata con l’altare della chiesa, creando un preciso equilibrio scenico e simbolico per le ricorrenze francescane. Un asse geometrico e di fede oggi spezzato per fare spazio alla sosta dei veicoli. A suscitare forte amarezza tra i residenti è anche il comportamento dell’amministrazione comunale. Di fronte a una scelta che modifica la memoria e il decoro di un luogo simbolo del paese, il sindaco Mario Felli ha preferito trincerarsi dietro un silenzio assordante, avallando di fatto la decisione. Nessun intervento a tutela del valore storico e identitario della comunità, lasciando che prevalessero le esigenze di pochi. Ugualmente assente la minoranza consiliare, da cui non è arrivata alcuna richiesta di chiarimento né una presa di posizione in difesa delle istanze della cittadinanza. Piglio si trova così a fare i conti con un’operazione condotta senza trasparenza né dialogo, dove il rispetto per la tradizione e i sentimenti dei fedeli sono stati messi in secondo piano nel disinteresse generale delle istituzioni preposte a tutelarli.
















