
Venerdì 21 novembre, è venuta a mancare Ornella Vanoni, un’artista dalla voce tra le più amate della musica italiana. Aveva 91 anni. Un arresto cardio-circolatorio nella sua casa nel Milanese l’ha portata via, lasciando un vuoto difficile da colmare. Con la sua scomparsa non perdiamo soltanto un’artista straordinaria, ma un frammento prezioso della nostra identità culturale/musicale.
La sua avventura artistica, comincia nel lontano 1956 e percorre quasi settant’anni di storia musicale. Anni di instancabile lavoro: più di cento progetti tra dischi, EP e raccolte, si stima che Ornella abbia venduto oltre 55 milioni di dischi nel mondo. Numeri enormi, che oggi sembrano quasi piccoli davanti alla grandezza della sua eredità.
Vanoni ci ha regalato alcuni dei brani più intensi del Novecento italiano, nato anche dal profondo legame umano e creativo con Gino Paoli, un altro grande della musica italiana.
La sua voce morbida ma capace di ferire come una lama sottile, l’ha accompagnata attraverso decenni di cambiamenti, permettendole di restare sempre sé stessa, autentica, irripetibile. La sua vita artistica è stata un lungo cammino, spesso faticoso e sempre sorprendente: da “canzoni della mala”, alle atmosfere leggere della bossa nova. Dalle contaminazioni jazz alla canzone d’autore. Nel suo percorso ha incontrato e condiviso musica con alcuni tra i più grandi artisti italiani e internazionali.
Con la schiettezza e l’ironia che non l’hanno mai abbandonata, solo qualche mese fa aveva detto: “Non voglio morire troppo tardi, voglio vivere finché io posso dare qualcosa alla vita e la vita dà qualcosa a me”. Una frase che oggi suona ancora più dolorosa, e che racconta meglio di qualunque altra quanto lei abbia amato l’arte, e quanto, attraverso la sua voce, abbia saputo restituire al mondo.
Foto: Radio 105


















