La campana dei bambini non nati
La scelta del vescovo di Ventimiglia-Sanremo, Antonio Suetta, di far risuonare a Sanremo quella che è stata ribattezzata la “campana dei bimbi non nati”, sta sollevando un’ondata di indignazione. Un rintocco quotidiano, attivo dal 28 dicembre e scandito ogni sera alle 20, che più che un gesto spirituale appare a molti come una presa di posizione ideologica calata dall’alto nello spazio pubblico. Secondo la curia, la campana – realizzata durante i “40 Giorni per la Vita” del 2021-2022, darebbe “voce” ai bambini non nati a causa dell’aborto. Una narrazione che intreccia volutamente la memoria religiosa della strage degli innocenti con l’interruzione volontaria di gravidanza. Operando così un accostamento che molti giudicano forzato, strumentale e profondamente divisivo.
Dietro il richiamo alla tradizione e al simbolismo sacro, però, si cela un messaggio che suona come un atto di accusa quotidiano, ripetuto e inevitabile. Un atto che invade la vita della città e pretende di imporre una visione morale univoca su una questione che, peraltro, è regolata da una legge dello Stato.
Dissenso
Le reazioni non si sono fatte attendere, sia nel dibattito politico che sui social. Il consigliere comunale del Partito democratico di Imperia, Edoardo Verda, ha attaccato duramente l’iniziativa. La ha definita “una scelta che non ha nulla a che fare con la cura o l’ascolto, ma che punta dritta alla colpevolizzazione”. Per Verda, medico oltre che amministratore, il rintocco serale rappresenta “un’ingerenza inaccettabile in una sfera che riguarda l’autodeterminazione delle donne, non la dottrina religiosa”. La salute, sottolinea, “non può essere trasformata in un campo di battaglia ideologico”. Ribadendo il valore della legge 194 come pilastro di civiltà e tutela dei diritti. Altro che conforto, sottolinea: “Quella campana non consola nessuno. Riapre anzi, ferite e alimenta contrapposizioni. Calpesta il rispetto dovuto alle storie personali e alle sofferenze reali”.
La ex candidata sindaca
Ancora più netto il giudizio di Maria Spinosi, progressista e figura di spicco di Ventimiglia, dove è stata candidata alla poltrona di sindaco. Parla senza mezzi termini di una vera e propria “campana dell’accusa”. Un simbolo, secondo Spinosi, che prende di mira un diritto riconosciuto e garantito dallo Stato. “Non è un gesto neutro – dice – ma un atto pubblico, reiterato, che occupa lo spazio urbano con un messaggio moralistico e colpevolizzante contro l’interruzione volontaria di gravidanza”. Un suono che, giorno dopo giorno, trasforma la città in una cassa di risonanza di un giudizio ideologico, imposto a tutti, credenti e non.
Foto: espansionetv.it


















