Lazio. Governo taglia fondi ai trasporti e sale l’ipotesi del biglietto a 2 euro

Sarà il cittadino a pagare la politica dei tagli

L’aumento dei costi generali rispetto allo scorso anno, unito al previsto taglio dei fondi per il trasporto pubblico nel 2026, rischia di mettere l’ATAC in una situazione di forte difficoltà economica. Una pressione che potrebbe inevitabilmente scaricarsi sugli utenti, con l’ipotesi concreta di un rincaro del prezzo dei biglietti.

Rispetto al 2025 ci sono 21 milioni in meno

Il nodo nasce dalla riduzione delle risorse destinate al trasporto pubblico locale nel Lazio: oltre 20 milioni in meno rispetto al 2025, con un passaggio da 655 a circa 634 milioni. Secondo il Partito Democratico, si tratta della conseguenza del mancato rinnovo di un finanziamento straordinario previsto nella precedente manovra.

Così si rende più fragile il servizio di trasporto pubblico

A denunciare la situazione è il deputato dem Andrea Casu, che parla di un sistema già fragile e ora ulteriormente esposto. Per le opposizioni, infatti, non si tratta solo di numeri, ma di una scelta che rischia di accentuare le difficoltà, alimentando squilibri tra territori e indebolendo un servizio essenziale.

Il partito di governo dice che è colpa delle amministrazioni locali

Di tutt’altro tenore la risposta della maggioranza, in particolare di Fratelli d’Italia, che respinge le critiche e attribuisce le responsabilità alle amministrazioni locali. L’accusa è di non saper gestire in modo efficace le risorse disponibili.

Una replica, in fondo comprensibile, il governo difende sé stesso. Anche se dà l’impressione di voler liquidare la questione con scarsa obiettività. Come si può solo pensare di gestire il trasporto pubblico con oltre 20 milioni in meno e coi costi generali aumentati rispetto all’anno scorso?

Atac ci deve “mettere una pezza”

Comunque, al di là del confronto politico, ciò che preoccupa maggiormente è l’impatto concreto sui cittadini. Nel piano industriale di ATAC è già prevista, tra le opzioni, la possibilità di aumentare il costo del biglietto ordinario da 1,50 a 2 euro a partire dall’estate 2026. Una misura che potrebbe diventare necessaria proprio a causa della contrazione dei trasferimenti statali. Ma nulla è ancora stabilito.

La Regione Lazio potrebbe scongiurare gli aumenti

Se non arriveranno risorse compensative dalla Regione, il Comune potrebbe essere costretto a intervenire direttamente sulle tariffe per coprire i costi, con effetti immediati su pendolari e utenti abituali. Quindi la speranza è che questa ipotesi piuttosto disastrosa per l’utenza, sia una buona leva per indurre la Regione ad un intervento in solido.

Ad ogni modo, nel frattempo, le forze di opposizione hanno presentato una mozione per un rafforzamento del Fondo nazionale per il trasporto pubblico locale. Lo scopo è proprio quello di evitare ripercussioni su un sistema già segnato da problemi di mezzi datati, guasti frequenti e carenza di personale.

A Roma, il trasporto pubblico è una componente importantissima. È quindi evidente che l’aumento dei costi e il taglio delle risorse rischiano di provocare ricadute negative, non solo sui bilanci, ma anche nelle tasche delle famiglie.

Foto: atac.roma.it