
La fine dei lavori era prevista per aprile 2025 e con un lieve ritardo, il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri ha inaugurato la riapertura dopo il restauro, il giorno 3 Giugno. Riapre quindi al pubblico il Mausoleo Ossario Garibaldino del Gianicolo, luogo della memoria capitolina memoria delle battaglie, tra la fine di aprile e i primi giorni di luglio del 1849, per la strenua difesa della Repubblica Romana contro l’esercito francese.
Il Mausoleo
Si trova sul Gianicolo, nel punto chiamato Colle del Pino, dove tra aprile e luglio del 1849 Giuseppe Garibaldi guidò la disperata difesa della Repubblica Romana, nata il 9 febbraio di quell’anno.
Progettato dall’architetto Giovanni Jacobucci, fu inaugurato il 3 novembre 1941 dopo due anni di lavori. Il monumento raccoglie i resti dei caduti nelle battaglie per Roma Capitale dal 1849 al 1870. L’idea di onorare i patrioti sorse subito dopo la Breccia di Porta Pia e, tra il 1878 e il 1879, Garibaldi e Menotti promossero una legge che individuava nel Gianicolo il luogo adatto per custodirli. Vennero così condotte ricerche per recuperare le salme, alcune delle quali erano già sepolte al Verano, altre rimaste nei luoghi dei combattimenti.
L’idea di un vero e proprio Mausoleo
Negli anni Trenta del Novecento, Ezio Garibaldi rilanciò il progetto di costruzione di un vero Mausoleo, sostenuto dal governo dell’epoca. Jacobucci curò il disegno architettonico, mentre i lavori furono eseguiti dagli Uffici del Governatorato.
Il monumento si sviluppa attorno a un portico quadrato in travertino con tre archi per lato, posto sopra una scalinata. Al centro si trova un’ara in granito rosso decorata con simboli dell’antica Roma, come la lupa, l’aquila, scudi e gladi, motivi ripresi in tutto il monumento. Ai quattro angoli, piedistalli con bracieri in bronzo ricordano con fiamme commemorative le battaglie principali per Roma: dal 1849 (San Pancrazio, Vascello) al 1870 (Porta Pia, Mentana, Aspromonte, tra le altre).
Loculi e lapidi di 1600 caduti
Dietro il portico, una doppia scalinata conduce al Sacrario, chiuso da un grande portale bronzeo. L’interno è composto da un atrio con absidi laterali e una sala centrale con un pilastro decorato da croci e palme in alabastro. Il soffitto a mosaico dorato e i rivestimenti in marmo ospitano 36 loculi con le lapidi di oltre 1600 caduti. Tuttavia, solo circa 200 resti sono conservati, spesso senza nome. Sul fondo si trova il sarcofago in porfido di Goffredo Mameli, autore dell’inno nazionale, morto a 22 anni proprio sul Gianicolo.
Tra i patrioti ricordati figurano anche Andrea Aguyar, il fedele “Moro di Garibaldi”; Ciceruacchio con i suoi figli; e combattenti come Dandolo, Manara, Morosini, Venezian, Tavani Arquati e Colomba Antonietti. Il Mausoleo è arricchito da iscrizioni, epigrafi e documenti storici, tra cui gli ordini del giorno del Triumvirato Mazzini-Saffi-Armellini e un mosaico con frasi tratte dagli scritti mazziniani.
Il restauro di un’opera storica
Con grande partecipazione, il sindaco Roberto Gualtieri ha celebrato la rinascita del Mausoleo Ossario Garibaldino. Al suo fianco, l’assessore alla Cultura Massimiliano Smeriglio e il Sovrintendente Claudio Parisi Presicce. I lavori, durati 210 giorni e finanziati con oltre 460mila euro nell’ambito del programma PNRR – Caput Mundi, sono stati coordinati dalla Sovrintendenza Capitolina.
Le parole del sindaco
“Dopo aver riportato all’antico splendore le statue di Giuseppe e Anita Garibaldi, restituire alla città questo monumento è un atto di memoria e riconoscenza”, ha commentato Gualtieri. Poi ha voluto sottolineare la figura di Mameli e l’importanza della Repubblica Romana. “Qui riposa anche Goffredo Mameli, il giovane autore del nostro inno nazionale, caduto eroicamente nel 1849 durante la difesa della Repubblica Romana. Un’esperienza breve ma storicamente potentissima: la sua Costituzione fu così innovativa da diventare un modello per quella repubblicana nata un secolo dopo. L’eroismo di quei giovani vive ancora oggi nel cuore della nostra democrazia”.
Il Sovrintendente Parisi Presicce
Ha ricordato l’importanza degli interventi strutturali che hanno sanato danni gravi, in particolare nella pavimentazione e nel soffitto del Sacrario, causati da infiltrazioni. “Dopo anni di attesa, possiamo finalmente restituire questo luogo sacro alla collettività: un sito fondamentale nella narrazione della nostra identità cittadina”.
Le opere di riqualificazione del Mausoleo
Con i fondi PNRR, si è data nuova vita al monumento attraverso un’ampia gamma di interventi, le operazioni di restauro sono state davvero imponenti:
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pulizia e restauro delle superfici in pietra, sia interne che esterne al quadriportico.
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trattamento e manutenzione delle pavimentazioni, con diserbo, lavaggio, stuccatura e riassestamento delle lastre per garantire la sicurezza dei visitatori.
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interventi sui quattro bracieri in bronzo, sottoposti a operazioni di pulizia, protezione e riparazione.
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adeguamento della recinzione monumentale, sollevata per evitare danni dalle radici degli alberi.
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verniciatura di tutti gli elementi metallici presenti nell’area, come cancelli e porte.
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miglioramento della raccolta delle acque piovane con nuove griglie integrate nel piano di calpestio.
A pochi passi dal Mausoleo, anche un’antica struttura romana è tornata alla luce. Si tratta di un bagno pubblico del I-II secolo d.C., scoperto nel 1963 e oggi valorizzato grazie a un investimento PNRR di 119mila euro. Il restauro ha interessato gli affreschi e i mosaici, oltre all’ampliamento del percorso espositivo e al potenziamento dell’illuminazione.
Foto: Roma Capitale


















