
Due attacchi simbolici nel cuore della notte, tra domenica 9 e lunedì 10 marzo. A Formello e Roma, fumogeni e grida di protesta: 1.600 beagle sono in pericolo. Destinati alla sofferenza per la sperimentazione clinica e tossicologica nei laboratori della multinazionale Aptuit. Ma gli attivisti del movimento Stop Plastica hanno reagito.
Il giorno dopo era attesa la decisione del Tar Lazio
Il Tribunale amministrativo del Lazio, martedì 11 marzo avrebbe dovuto esprimere il giudizio in merito al destino dei beagle. Per tale ragione il gruppo degli attivisti ha inscenato due proteste spettacolari. Una, alle 21, sul ponte della Cassia bis, a Formello, dove è stato esposto un enorme striscione con la scritta “Salviamo i beagle”. A richiamare l’attenzione poi, c’erano fiamme rosse e verdi che hanno squarciato il buio della notte. Pochi istanti dopo, la scena si è ripetuta sulla Cassia, nel cuore della Capitale.
Tutti sotto al Tar
L’azione dimostrativa però non si era esaurita, e martedì il giorno dell’attesa della decisione, in via Flaminia proprio sotto la sede del Tar, si è tenuto un raduno. Sono intervenuti il Partito Animalista Europeo e numerose associazioni, tra cui Animalisti Italiani e Centopercentoanimalisti. L’oggetto della sensibilizzazione era fermare l’arrivo in Italia di questi 1.600 beagle, attualmente in un allevamento francese. La denuncia degli animalisti è stata chiara: “i test a cui verranno sottoposti potrebbero includere pratiche di inaudita crudeltà, che qualcuno ancora si ostina a giustificare”.
Un battaglia cominciata 4 anni fa
La battaglia legale Contro Aptuit è iniziata nel 2021. ci sono state Indagini, denunce e anche sospensioni temporanee della sperimentazione. Ma al momento tutto risulta inutile. Il Tar aveva bloccato per sei mesi le autorizzazioni, ma la minaccia resta! In ambito giudiziario, un’udienza preliminare era fissata per aprile. Inevitabile la considerazione che col tempo che passa, aumentano i timori per la sorte dei beagle.
Il parere di Stop Plastica
Gli attivisti di Stop Plastica non fanno giri di parole: “La sperimentazione animale è una pratica crudele e superata. Abbiamo a disposizione metodi alternativi, scientificamente più affidabili. Se il Tar concede il via libera all’azienda, si apre un varco pericoloso nella legittimazione di nuove sofferenze in laboratori di morte”.
L’astuzia della “sperimentazione animale”
Nel nostro Paese da ormai una decina d’anni c’è il divieto dell’allevamento di cani, gatti e primati da destinare alla sperimentazione. La legge però consente alle aziende di acquistarli all’estero. Una falla (che basterebbe correggere, se solo si volesse) che rende il divieto facilmente aggirabile e consegna centinaia di animali a un triste destino.
Il Tar rinvia e i beagle restano in bilico
Martedì 11 marzo la speranza ha subito un’ulteriore tappa d’arresto, il Tar del Lazio ha deciso di rimandare al 10 giugno la sentenza. Il destino dei 1.600 beagle destinati alla sperimentazione nei laboratori della multinazionale Aptuit di Verona resta incerto. Il verdetto, per ora, resta sospeso, deludendo quanti si erano riuniti sotto le finestre del Tar. Gli organizzatori della protesta hanno giudicato il rinvio “una beffa”…
La LAV annuncia: “non ci fermeremo”
Il traffico di beagle dalla Francia era già stato oggetto di denuncia nel 2021 da parte della LAV. E martedì ha presenziato all’udienza con i propri legali, poi la Lega Anti-Vivisezione ha annunciato: “L’udienza è stata posticipata a giugno, ma noi non ci fermeremo”. Così ha voluto assicurare la responsabile della sperimentazione senza animali della LAV, Valeria Albanese. Ha poi aggiunto: “Continueremo la battaglia legale per ottenere la sospensione definitiva delle autorizzazioni per impedire che questi cani diventino cavie da laboratorio”.
Altre voci della protesta
Tra gli organizzatori della protesta, Lorella Ravaldini va giù dura: “Sperimentare sugli animali è una barbarie che non può trovare spazio in una società civile”. Un altro attivista dice: “Siamo profondamente insoddisfatti di questo rinvio. La giustizia temporeggia, e questi cani potrebbero essere sottoposti a test strazianti. Non possiamo permettere che nel 2025 si adotti ancora una metodologia primitiva, inefficace e crudele”. Dal presidente di Leal, Gianmarco Prampolini, un sentimento di sdegno: “1.600 beagle rischiano test tossicologici in nome di una scienza obsoleta. In molti paesi, come gli USA, questi esperimenti non sono più obbligatori. L’Italia segua l’esempio e abbandoni una metodologia basata solo su sofferenza e morte”.
Ora però non rimane che attendere giugno. E confidare in un giudizio che, tenendo conto del divieto dell’Italia ad allevamenti per tali scopi, trovi tra le pieghe della legge un meccanismo che in futuro farà da precedente per le prossime occasioni. La legge non può essere aggirata comprando all’estero animali per farne cavie da laboratorio.
Foto: giuntinipet.it


















