Roma compra 3.800 pistole per la polizia locale

Dev’essere il trend del momento, tutti parlano di armi. Armi da destinare a Paesi in guerra. Armi che devono rinfoltire (riarmare) la Nazione, anche a costo di erodere percentuali di PIL. Armi già pronte ad essere vendute a cacciatori provetti grazie alla proposta di legge del ministro Francesco Lollobrigida che vuole estendere la caccia anche ai topi nel cortile di casa. I “maligni” dicono sia colpa della lobby delle armi che “spinge” e fa pressione sul governo, ma noi, che siamo buoni e puri, non ci crediamo. E intanto il Comune di Roma investe, per così dire, quasi 2 milioni e mezzo di euro per dotare la polizia locale di nuove e fiammanti pistole per combattere la guerra contro il crimine.

Città pericolose

In una metropoli dove ogni semaforo è una sfida, ogni incrocio un’arena e ogni marciapiede una zona franca tra burocrazia e inciviltà, anche i vigili urbani devono armarsi… non solo di pazienza. Ma pure di pistole funzionanti. E ci mancherebbe.

Dopo anni di silenzi istituzionali, segnalazioni ignorate e qualche preghiera lanciata al cielo romano, ecco il colpo di scena, il Comune decide di fare sul serio. Arrivano 3.800 nuove pistole, insieme a fondine scintillanti e caricatori freschi di fabbrica. Il tutto per la modica cifra di 2,47 milioni di euro. Un investimento che fa discutere tanto nei corridoi del potere quanto nei bar di quartiere. Ma dal Campidoglio giurano sulla testa della suocera che non si tratta di un capriccio ma di sopravvivenza urbana. Roba da Bronx.

La tragica farsa delle armi rotte

Lo scenario attuale ha il sapore amaro di una tragicommedia all’italiana: perché spiegano, che su 4.510 agenti addestrati a maneggiare un’arma, ben 1.800 non ne hanno una. Quelli che ce l’hanno invece si arrangiano con ferri vecchi che fanno più rumore che paura, pezzi da museo che si inceppano al primo starnuto. Dimenticano però di dire che quelli che non hanno un’arma sono destinati ad incarichi, diciamo, sedentari dove il rischio più grande è di sporcarsi la camicia con l’inchiostro della penna.

Il sindacato

È un problema serio, denunciano da anni i sindacati: agenti mandati in strada a gestire risse, occupazioni abusive e tensioni sociali con la sola forza dello sguardo. Nel frattempo, Roma prepara l’arrivo di almeno mille nuovi vigili: giovani leve che, evidentemente, dovranno essere equipaggiate con qualcosa di più efficace di un blocchetto delle multe. Tutto giusto e corretto anche se non c’è memoria di spettacolari sparatorie in strada tra polizia locale e criminali assetati di sangue. A differenza di altri corpi delle forze dell’ordine come polizia di stato o carabinieri.

Una pistola tutta tedesca (e già collaudata)

La scelta è già stata fatta: si continua con la Heckler & Koch SFP9, arma semiautomatica tedesca, robusta e affidabile. Niente di esotico, solo tradizionale efficienza tedesca applicata alla giungla urbana romana. Il Comune ha deciso: è l’unica che tiene botta agli standard richiesti dal servizio, e soprattutto… non si rompe al primo colpo. Che volendo pensare ai modelli di fabbricazione italiana non sembra di ricordare pistole così fragili e scadenti. Anzi, senza voler nominare marche, la “nostra” industria delle armi ha venduto commesse interessanti perfino negli esigenti USA, dove non avere un’arma in casa è come non avere il frigorifero.

Non solo multe, ma missioni

I tempi cambiano e oggi il vigile urbano non è più “solo” quello che ti fischia dietro se parcheggi male. Oggi interviene in sgomberi, controlla piazze roventi, partecipa a blitz e gestisce emergenze. E farlo con una pistola scassata è un po’ come mandarlo al Colosseo contro i leoni con una fionda, sostengono drammaticamente i fautori del riarmo. Inoltre, Il regolamento parla chiaro: ogni agente abilitato ha diritto alla sua arma. Oltretutto, le armi devono “esserci” per almeno il 5% in più, per coprire imprevisti e malfunzionamenti. Ma ormai le scorte erano ridotte a rottami e buone intenzioni. Che amarezza!

Tutto è pronto

Adesso non rimane che avviare la fornitura e la distribuzione. L’obiettivo è chiaro: rimettere in sesto l’arsenale della Polizia Locale. Renderla degna di una Capitale che, tra rovine storiche e rovine amministrative, ha ancora voglia di sicurezza. E i malpensanti non tirino in ballo la storia dello Stato di polizia, perché qui non siamo mica in un regime, da noi, in Italia, c’è la democrazia. Almeno così dicono.

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