Vanoni e la politica: il no a Craxi, il flop a Milano con Moratti

La vita interminabile di Ornella Vanoni, un po’ come un romanzo che non finisce mai, è sempre stata un’altalena sentimentale con la politica: un giorno amore, quello dopo una crisi isterica. Lei stessa, con la consueta sincerità da “io lo dico e poi vedete voi”, ha ripetuto anche di recente: “Sono socialista, ed ero cotta di Pietro Nenni, una persona meravigliosa”. Insomma, colpisce duro il destino quando si perde la testa per un leader politico piuttosto che per il vicino di casa.

Craxi le offrì un seggio da parlamentare

Negli anni Ottanta e Novanta la faccenda si fece ancora più pittoresca: Vanoni era praticamente di casa da Bettino Craxi, e in ottimi rapporti con la moglie Anna e con i sindaci socialisti di Milano, prima Tognoli e poi Pillitteri. Ma quando Craxi, preso da un improvviso slancio di fiducia nelle sue doti, pensò bene di offrirle un posticino in Parlamento per le elezioni del 1987, lei fece un elegante passo indietro. Elegante si fa per dire, perché in effetti, fu più un laconico: “no grazie, ho da fare”.

Declinò e scrisse a Craxi

Il rifiuto, vergato su carta intestata e conservato ancora oggi negli archivi del Senato, suonava così: «Caro Bettino, mi spiace ma non posso proprio. Lavoro troppo e con serietà, come avrei fatto se avessi preso un bel po’ di voti (cosa che, mi pare plausibile)? Ho un progetto enorme che mi terrà in giro per il mondo tre anni”. In poche parole Ornella Vanoni preferiva cantare e ringraziò lasciando la porta aperta per un eventuale futuro. Infatti quell’anno traslocò a Londra per incidere l’album “O”, prodotto da Ivano Fossati, e per farsi un biennio di concerti in Europa. E per le grandi serate intervenne vestita da Versace. Altro che una comoda “sedia” in Parlamento.

Nel 2011 la corsa al Comune di Milano

La politica però, che sembrava essere stata sfrattata dalla sua vita insieme ai ricordi di Craxi, bussò di nuovo vent’anni più tardi. Nel 2011 l’artista si candidò al Comune di Milano nella lista civica a sostegno di Letizia Moratti. L’esito, se fosse stato un concerto, sarebbe stato quello di “un pubblico tiepido”. La Moratti perse contro Pisapia, e la Vanoni prese 37 voti, praticamente la sua famiglia allargata e qualche fan distratto. Arrivò trentunesima nella sua lista, che comunque riuscì a strappare un seggio. Ma non lei, lo prese Mariolina Moioli, che poi dovette lasciare per un’inchiesta. Insomma, un (in)successo su tutta la linea.

Le simpatie più recenti

Negli ultimi anni, grazie ai social, Ornella Vanoni ha mostrato simpatia per due politici. Marco Furfaro, giovane promessa del Pd orbitante attorno a Elly Schlein, e Gianluigi Paragone, passato dal M5S a un suo movimento personale e poi, tornato al giornalismo. A riprova che le sorprese non finiscono mai. Tra i giornalisti che seguiva figuravano Massimo Gramellini, di cui era fan televisiva, Andrea Scanzi e Roberto Saviano. Insomma: se non altro, il suo algoritmo era vivace.

Foto: x.com/Monicamondo

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