
Negli ultimi bollettini dell’Istituto Superiore di Sanità si registrano 89 casi umani confermati e 9 decessi legati al virus West Nile, con una diffusione crescente in regioni del Centro-Sud come Lazio, Puglia e Sardegna. Ma secondo gli esperti, non si tratta di un’emergenza, bensì di un fenomeno noto e monitorato. Dal 2008, infatti, il virus circola in Italia in modo stabile, con picchi stagionali più o meno intensi.
Come spiega Scienza in Rete, il virus – trasmesso dalle zanzare Culex – si diffonde tra luglio e settembre, favorito dal caldo, dagli ambienti umidi e dal cambiamento climatico, che prolunga l’attività delle zanzare e favorisce la presenza di uccelli migratori, vettori principali del contagio.
Il 2024 vede oltre 1.400 casi segnalati in Europa, mentre negli USA si contano più di 60.000 casi dal 1999. Anche in Italia, la diffusione è ormai endemica, ma il sistema di sorveglianza funziona: dal piano nazionale attivo dal 2020 alle attività degli Istituti Zooprofilattici e dell’ISS, il controllo è continuo e coordinato.
Nessun allarme quindi, ma massima attenzione
La prevenzione è l’arma principale, vista l’assenza di un vaccino: disinfestazioni, uso di zanzariere e repellenti, e la rimozione dei ristagni d’acqua restano fondamentali. E ognuno può fare la sua parte, come sottolineano i virologi intervistati.
Dal lato clinico, l’80% degli infettati non ha sintomi, mentre meno dell’1% sviluppa forme gravi, soprattutto nei soggetti anziani o immunodepressi. Sul fronte trasfusionale, infine, l’Italia ha attivato test specifici (NAT) nelle aree più a rischio, garantendo la sicurezza delle donazioni: nessun caso di trasmissione attraverso il sangue è stato registrato.
La ricerca scientifica intanto non si ferma: progetti europei e fondi del PNRR stanno contribuendo allo sviluppo di nuove strategie diagnostiche e terapeutiche, con l’Università di Pavia tra i principali protagonisti.
Foto di Egor Kamelev: (pexels.com) ripresa macro ravvicinata di una zanzara maschio (30094994)
















