Crosetto preoccupato: niente bunker anti-atomici per le alte cariche dello Stato

Il ministro della Difesa richiama all’assenza di sistemi di difesa

Il presidente e il bunker che non c’è

Se l’Italia venisse attaccata, il presidente della Repubblica può contare su… niente. Nessun bunker anti-atomico, nessuna base segreta alla James Bond. Solo tanta fiducia e, forse, un ombrello robusto. E quel bunker costruito ai tempi della Guerra Fredda per proteggere i pezzi grossi dello Stato? Smantellato. Perché in Italia, finché va tutto bene, meglio non disturbare la burocrazia. Peccato che oggi il livello di allerta resti alto e, come ricorda Guido Crosetto con la serenità di chi dorme poco, “un ministro della Difesa deve sempre pensare al peggio”. Come a dire: siamo messi male e il piano di sicurezza nazionale andrebbe aggiornato prima che diventi un reperto storico.

Il bunker dei fortunati

C’è però un privilegiato: il presidente del Consiglio. Lui sì che ha un rifugio: Forte Braschi, il campo trincerato dei servizi segreti, nome già di per sé rassicurante. In caso di apocalisse atomica, verrà portato lì. Gli altri ministri? Possono accontentarsi di stanze blindate che, secondo gli esperti, non resisterebbero nemmeno a un temporale serio, figurarsi a un bombardamento. Il tutto frutto di decenni di pace e di quella tipica fiducia italiana nel “vedrai che non succede niente”. Ora però si scopre che siamo un po’ indietro con l’aggiornamento.

Monte Soratte, il vecchio bunker

Un tempo c’era anche il glorioso bunker di Monte Soratte: 60 chilometri di gallerie segrete costruite nel ’37 e poi aggiornate negli anni ’60 per la Nato. Oggi invece è diventato… un’attrazione turistica. Dalla difesa anti-atomica alle visite guidate con biglietto ridotto per i bambini: un’evoluzione coerente. L’unico rifugio ancora operativo si chiama DC 75, si trova a Montelibretti nell’area della sede della Scuola di formazione operativa dei Vigili del fuoco e ospita la sala operativa del Viminale. Struttura antisismica, cemento armato, personale pronto all’emergenza: tutto perfetto, tranne un piccolo dettaglio, si trova a 50 chilometri dalla Capitale.

Crosetto e la burocrazia da bunker

Per raggiungerlo servirebbe un elicottero, ma durante un attacco aereo è decisamente sconsigliato volare. Così il ministro Crosetto, dopo aver letto il dossier, avrebbe sbottato: “È assurdo che per costruire un bunker servano le stesse pratiche di chi vuole tirare su un capannone industriale”. Ma la legge è uguale per tutti, anche per chi deve sopravvivere a una bomba atomica. Certo, teoricamente il governo può “operare in deroga” per motivi di sicurezza nazionale, ma poi basta un comitato di quartiere a bloccare tutto. Perché la vera forza dell’Italia è la resistenza… ai cantieri.

Tutti sullo stesso aereo (per comodità)

Infine, una chicca di logica istituzionale: le alte cariche non possono più viaggiare insieme. La norma è nata dopo i funerali di Berlusconi, quando l’intero governo volò a Milano sullo stesso aereo. Il ministro dell’Interno Piantedosi, con la sottile ironia di chi ha fiuto per i disastri, osservò: “Qui basta un colpo e fanno fuori tutto il governo”. E da lì, miracolosamente, qualcuno si è accorto che forse non era un’idea geniale.

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