Gli incendi nei TMB di Roma: un fenomeno preoccupante

Negli ultimi mesi, Roma è stata teatro di una serie preoccupante di incendi che hanno coinvolto impianti di Trattamento Meccanico Biologico (TMB), discariche abusive e depositi. Questi episodi, diffusi tra zone centrali e periferiche, mettono a nudo la fragilità del sistema di gestione dei rifiuti della Capitale e alimentano sospetti di dolo.

Nuova ondata di roghi tra luglio e fine giugno

All’inizio di luglio 2025, due incendi distinti hanno devastato un impianto di smaltimento in via Corona Boreale a Fiumicino (legato alla Paoletti Ecologia) e un magazzino corrispondente a un cantiere nella zona Liburna. Nelle stesse ore, un rogo partito dalle sterpaglie ha raggiunto un capannone nella zona Magliana–Portuense, causando fumi densi visibili a chilometri lontano e rallentamenti sui treni verso Fiumicino.

In molte di queste aree – spesso abbandonate e con cumuli di rifiuti plastici – le istituzioni locali hanno allertato ARPA Lazio sul possibile rilascio di sostanze tossiche, tra cui le diossine. Quest’ultima ha attuato monitoraggi specifici sia a Fiumicino che alla Magliana, installando centraline per la rilevazione di inquinanti atmosferici.

TMB sotto microfono: da Rocca Cencia al Salario

Gli impianti TMB, già al centro delle cronache negli ultimi anni, restano prioritari. A Rocca Cencia, dopo l’incendio di dicembre 2024, un nuovo principio di incendio a marzo ha comportato un parziale sequestro. Solo a maggio le operazioni di recupero sono riprese, con ARPA Lazio che ha certificato valori di diossina sotto i limiti OMS. Salario, invece, resta inattivo dalla devastazione del 2018, ma l’area continua a generare allarme per i rischi strutturali, nonostante l’assenza di nuovi roghi.

Cause ancora incerte, cresce il sospetto di dolo

Mentre si attende l’esito delle indagini tecniche, cresce il sospetto che non si tratti solo di problemi di manutenzione, cortocircuiti o sovraccarichi, bensì di attacchi deliberati a stabilimenti strategici per la gestione urbana. Questi eventi si inseriscono in un contesto di sistemi già sotto stress: con oltre 4.000 tonnellate di rifiuti prodotti quotidianamente, gli impianti operano al limite, rendendo più probabili guasti e propagazioni di incendio.

Bilancio ambientale e ricadute sui cittadini

Le fiamme danneggiano strutture e interrompono la filiera del trattamento rifiuti, costringendo Roma a spedire tonnellate fuori regione (o all’estero) a costi elevati. Ma accanto agli aspetti economici, emergono rischi sanitari dovuti al rilascio di sostanze tossiche – in particolare diossine e IPA – che si insinuano nell’aria e nel suolo, rendendo l’aria irrespirabile nei quartieri limitrofi.

Le istituzioni al lavoro… ma con dubbi

In risposta, si è registrata un’accelerazione: controlli rafforzati da parte di Polizia Locale, Carabinieri forestali e vigili del fuoco; installazione di sistemi antincendio e videosorveglianza; potenziamento della raccolta differenziata. A Fiumicino è stata anche chiesta una centralina fissa per monitorare costantemente la qualità dell’aria.

Tuttavia, cittadini e comitati sollevano dubbi sul coordinamento tra gli enti e sulla reale concretezza delle misure. Serve trasparenza nei tempi di attuazione e chiarezza nella responsabilità d’intervento.

Verso una riforma: nuove infrastrutture e governance

Questi incendi non sono soltanto emergenze isolate, ma urgenti campanelli d’allarme. Roma ha bisogno di un piano strategico che preveda:

  • ammodernamento e messa in sicurezza degli impianti TMB esistenti;
  • sviluppo di nuove strutture con standard elevati di prevenzione incendi;
  • raccolta differenziata efficace e sistemi di supervisione ambientale;
  • lotta attiva contro le discariche abusive, con sanzioni e monitoraggio permanente.

Una visione integrata, strategica e trasparente è fondamentale per uscire dalla spirale dell’emergenza cronica e restituire ai cittadini un servizio dignitoso, sicuro e sostenibile.

Foto dell’incendio di Malagrotta, da: Ufficio stampa Vigili del Fuoco/LaPresse