I contratti “neri” della ristorazione. Poi lamentano che non si trova personale

contratti sottopagati nella ristorazione

Trovare bravi camerieri o cuochi è sempre più difficile, lamentano gli operatori del settore, prima era colpa del Reddito di cittadinanza, ora i giovani non vogliono fare sacrifici. Già, probabilmente molti hanno pure ragione, ma dietro questa narrazione c’è tutto un mondo di abusi e ricatti e di posizioni sottopagate. E tutto ciò succede proprio a Roma, dove specialmente in questo periodo, i controlli dovrebbero essere più serrati.

Tra i tanti ristoratori onesti non mancano (purtroppo) le mele marce

Cuochi inquadrati come lavapiatti, direttori di sala che risulta camerieri. Questo è in due battute il mondo dei “contratti pirata”, dove la magia sta nel far lavorare come uno chef stellato ma pagare come uno stagista. Secondo Confcommercio, un dipendente su tre si ritrova con un titolo da sfigato e una busta paga ancora più umiliante. Tutto merito di contratti paralleli, messi in piedi da sigle sindacali minori, che sembrano usciti da un circo più che da un tavolo di trattativa.

Le conseguenze

Il risultato è una giungla di carte, clausole e trappole in cui i lavoratori arrancano, spesso senza sapere nemmeno quali diritti gli stanno scippando. La motivazione del lavoratore cala, la qualità del servizio pure e alla fine, il cliente paga un conto salato per un’esperienza da mensa aziendale. Non va poi trascurato il danno che indirettamente ricade sui ristoratori onesti che sopportano le spese regolari. 

Salari che evaporano come il vapore delle pentole

Sul lato economico, la truffa è servita con contorno di rabbia. Tra i 3 e gli 8 mila euro lordi in meno all’anno, a seconda di quanto si è “fortunati”. Il cuoco regala fino a 4mila euro, il macellaio quasi 6mila, il magazziniere si vede sparire 8mila euro e il salumiere 5mila. E poi, ci sono contributi previdenziali mancanti, che viaggiano sopra i 1.500 euro. Roma, ovviamente, non si fa mancare nulla ed è la capitale di questo capolavoro. 20mila locali che fanno a gara a chi riesce a sottopagare meglio. Ma in realtà, il fenomeno non si limita al Colosseo, l’Italia intera gioca alla stessa lotteria.

Dipendenti felici? Una chimera!

La concorrenza tra ristoranti ormai si gioca su chi riesce a spremere di più i lavoratori. Due locali identici, stesso personale, stessi clienti, ma uno guadagna di più perché ha il “trucchetto” del contratto pirata. Non a caso Sergio Paolantoni di Fipe (Federazione Italiana Pubblici Esercici) di Roma Confcommercio, tuona: “Questi contratti sono la prima causa di insoddisfazione”. Peccato che in parallelo esistano ben 14 contratti “alternativi”, tutti con lo stesso filo conduttore: fregare chi lavora.

La qualità scende, i soldi sporchi salgono

Il settore? Un disastro. Negozi che spuntano come funghi e chiudono più in fretta di una pizzeria all-you-can-eat. Servizi e piatti che spesso fanno rimpiangere il cibo della mensa scolastica. E come ciliegina sulla torta, diversi locali risultano perfetti per un business parallelo: non quello della cucina, ma quello del riciclaggio di denaro. Società intestate a prestanome, ristoranti usati come lavatrici per soldi sporchi: più che “ristorazione”, sembra una serie Netflix. Confcommercio lancia la ricetta: una sola regola per tutti. “Stesso mercato, stesse regole”. Facile a dirsi, ma intanto il cliente paga, il lavoratore piange e i disonesti brindano.

Foto: gamberorosso.it