Un’occupazione da record
Dopo anni di “ci penseremo…”, il governo torna a mettere mano a uno dei classici intramontabili della politica romana: l’occupazione abusiva di via Napoleone III. Un’occupazione meglio nota come la sede storica dei “fascisti del Terzo Millennio”, ovvero CasaPound. Un evergreen che torna ciclicamente nel dibattito pubblico, un po’ come il tormentone dell’estate… solo che dura da vent’anni.
L’annuncio del ministro
A riaccendere i riflettori sul tema è stato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che dal palco della Leopolda di Firenze (la kermesse di Italia Viva) ha deciso di buttare sul tavolo la promessa del giorno. “Anche CasaPound verrà sgomberata. E quel momento si sta avvicinando”. Una frase che suona a metà tra un proclama da film d’azione e un avvertimento ai nostalgici del Ventennio.
Lui lo voleva fare (lo sgombero)
Il ministro ha voluto ricordare che non è arrivato ieri: quando era prefetto di Roma, nel 2022, aveva già messo l’edificio dell’Esquilino nella lista delle priorità da liberare. “L’ho sempre detto: quell’elenco è stato fatto secondo la legge, e lo so bene perché l’ho scritto io. Da prefetto, facevo uno sgombero di destra e uno di sinistra: così nessuno si offende”. Un’equidistanza da bilancino da farmacista.
Il censimento preventivo
L’edificio, di proprietà dello Stato, è occupato da quasi due decenni e ospita decine di militanti e simpatizzanti di estrema destra. Lo scorso agosto il Viminale aveva avviato un censimento degli abitanti, la classica “fase preparatoria” che in Italia può durare quanto un pontificato. Poi, silenzio di tomba.
Il ministro assicura che ormai ci siamo
Piantedosi, dal palco fiorentino, ha voluto rassicurare tutti: “Ci sono delle procedure, dei tempi, delle graduazioni… ma alla fine anche CasaPound sarà sgomberata”. Insomma, non sarebbe questione di se, ma di quando. E stavolta il ministro ha lasciato intendere che il “quando” non è più una barzelletta, ma un piano con un orizzonte temporale plausibile. Anche se, come sempre, non troppo preciso.
Dopo anni di annunci, rinvii e mezze promesse, la partita per lo stabile di via Napoleone III pare riaprirsi. Ma tra burocrazia, tensioni politiche e un’inevitabile pioggia di polemiche, resta da vedere se lo sgombero sarà davvero “imminente”… O se resterà, come spesso accade, un classico dell’arte italiana del “ci stiamo lavorando”.
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