Sarkozy torna a casa, l’Appello ha deciso per la libertà vigilata

Sarkozy, dal carcere alla libertà (vigilata): la Corte dice sì alla sorveglianza

Libertà sì, ma con il guinzaglio corto. Così ha deciso la Corte d’Appello per Nicolas Sarkozy. L’ex presidente francese finito nei guai per la spinosa vicenda dei presunti finanziamenti libici alla sua campagna del 2007. Niente più cella, dunque, via libera alla scarcerazione, come chiesto dalla procura, ma con una serie di condizioni. Niente contatti con gli altri imputati o testimoni, e ovviamente divieto di volare verso mete esotiche (o anche solo oltre confine).

La procura, da parte sua, aveva messo le mani avanti: la gravità del caso non deve pesare sulla bilancia, bisogna seguire alla lettera l’articolo 144 del Codice di procedura penale. Quello che parla, con lessico degno di un manuale svizzero, di rischio di inquinamento delle prove e contatti pericolosi tra coimputati.

Nessun rischio, niente pressioni”

La Corte, in effetti, si è detta tranquilla: “Nessun pericolo di occultamento di prove, pressioni o collusioni”, hanno spiegato i giudici parigini. Aggiungendo che la “detenzione continuata non è giustificata”. Cioè: Sarkozy può tornare a casa, ma sotto sorveglianza giudiziaria e con il passaporto ben chiuso nel cassetto. L’ex presidente, insomma, lascia il carcere de La Santé già oggi, lunedì 10 novembre.

torna a casa lesso

L’ex presidente ha detto “È stata dura, un incubo, durissima, quasi un trauma”. In questo modo Sarkozy ha descritto i suoi giorni dietro le sbarre. Aveva inoltre ribadito più volte con indignazione: “Non ho mai chiesto al signor Gheddafi un centesimo. Mai. E non confesserò mai ciò che non ho fatto”. Poi, un accenno di umanità: “Ho sempre risposto alle convocazioni. Non avrei mai pensato di arrivare a 70 anni per scoprire la vita in carcere. È stata una prova imposta, estenuante, un incubo”, ha confessato visibilmente scosso.

La difesa guarda oltre: “Prossima fermata, l’Appello”

Più misurato l’avvocato Christophe Ingrain, che commenta con la calma di chi ha già la prossima mossa pronta: “È una decisione in linea col codice di procedura penale. Ora si prepara il processo d’appello”. In sintesi: un passo avanti per Sarkozy, ma la maratona giudiziaria è tutt’altro che finita.

Sarkozy, lo scorso 25 settembre, è stato dichiarato colpevole di associazione per delinquere e condannato dal tribunale penale di Parigi a scontare 5 anni di carcere per i reati commessi tra il 2005 e il 2007.

Foto: gva.be