Tar Lazio: Comune mostri carte dei bandi sui distributori nelle scuole romane

Roma, capitale della trasparenza… negata

A Roma la trasparenza è come l’araba fenice: tutti ne parlano, nessuno la vede. Dopo la clamorosa batosta del Tar del Lazio sul maxi-bando balneare di Ostia, il Campidoglio e la Città Metropolitana incassano un’altra doppia lezione. Il Tribunale, con due ordinanze lampo di oggi, 10 novembre, ha infatti ordinato di consegnare tutti i documenti sui vincitori di due bandi scolastici entro 30 giorni.

Dai lidi alle scuole: cambia il tema, non la musica

Gli stabilimenti balneari questa volta non c’entrano, si tratta dei distributori automatici nelle scuole. Due gare per decidere chi vende snack e bibite negli istituti superiori di Bracciano, Anguillara e Roma. Una faccenda apparentemente minore, ma che tocca spazi pubblici, concessioni, soldi e studenti. E il messaggio del Tar è sempre lo stesso: la trasparenza non è optativa, anche se a Roma sembra ancora una leggenda metropolitana.

Accesso negato”

Due aziende escluse dai bandi volevano vedere gli atti per capire se le esclusioni fossero legittime. La Città Metropolitana ha detto no, sostenendo che “gli esclusi” non avessero più interesse. Il Tar, probabilmente sbalordito, ha ricordato che sì, l’interesse c’è eccome, soprattutto quando si è stati esclusi e si vuole verificare chi ha vinto e perché. Risultato: 30 giorni di tempo per consegnare le carte, senza se e senza la scusa della privacy da invocare come paravento.

L’accesso agli atti, diventa un favore e non un diritto

In teoria, la legge impone la trasparenza. In pratica, a Roma viene gestita come un segreto di Stato. Ogni volta che qualcuno chiede i documenti, partono dinieghi, oscuramenti e interpretazioni creative del concetto di “riservatezza”. Il Tar però ha chiarito, la privacy non serve a coprire le scelte pubbliche. Le carte non sono di chi amministra denaro pubblico, ma di tutta la collettività.

Snack, soldi e concorrenza

Chi pensa che i distributori siano un dettaglio, si sbaglia. Decidono chi guadagna, chi lavora, e quanto pagano gli studenti per un bicchiere d’acqua. Senza trasparenza, si rischia di premiare “gli amici degli amici” o le aziende “vicine a qualcuno”. Ma certo, perché aprire i cassetti quando si può chiuderli a doppia mandata?

Ostia docet: la politica del segreto non fa testo

Dal mare di Ostia ai corridoi delle scuole, il copione è lo stesso: amministrazioni chiuse a riccio, Tar che bacchetta, e documenti che (sorpresa) risultano pubblici. Una lezione semplice che però, a quanto pare, nessuno a Palazzo ha ancora capito.

Meno privacy, più realtà

Le due ordinanze non chiudono le cause, ma segnano un punto chiaro: senza trasparenza non c’è fiducia, né credibilità. Ostia è il mare di Roma, le scuole la sua spina dorsale. E una città pubblica lo è davvero solo quando smette di trattare la trasparenza come una seccatura burocratica. Roma deve aprire i cassetti. È ora di fare aria.

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