Vittime di violenza dove andare – Case popolari dalla Regione Lazio

Edilizia sociale dedicata

Una chiave in mano, finalmente, non quella dei soliti buoni propositi, ma quella di una casa vera. La Regione Lazio decide che per salvare e far uscire dalla violenza servono sicurezza, autonomia e dignità. Non basta però limitarsi ai concetti astratti e alle belle parole, occorrono muri, porte e un tetto sopra la testa. Con la nuova disciplina approvata nella seconda metà di dicembre 2025, le donne vittime di violenza potranno accedere ad alloggi di edilizia residenziale pubblica e sociale. Ovviamente portando con loro i propri figli. Quando le risorse scarseggiano e la vita chiede una svolta, è il supporto delle istituzioni che può e deve accompagnare.

Gli effetti collaterali

Quanto accade alla vita di una donna vittima di violenza domestica non è solo ciò che è evidente, quello che si vede in superficie. Le donne che subiscono atti violenti non possono restare nella stessa casa del loro “aguzzino”, specialmente poi in seguito a una denuncia. I rischi sono evidenti! Ma non sempre è possibile ottenere alloggio da parenti o amici. Questo diventa un problema vitale, in particolar modo poi se si hanno figli piccoli e poche risorse per decidere di andare in affitto altrove. Sono le conseguenze, non sempre evidenti, di un fenomeno che colpisce le vittime di violenza domestica, più di quante si possa immaginare.

Aiutare concretamente

La misura nasce da un lavoro a quattro mani – Politiche Abitative e Pari Opportunità – che hanno marciato nella stessa direzione. A raccontarlo è Pasquale Ciacciarelli, assessore regionale alle Politiche Abitative, che chiarisce l’obiettivo senza giri di parole. Dare alle donne gli strumenti per ripartire davvero. Che praticamente significa l’accesso a una casa per cinque anni, (prorogabili) per smettere di fare slalom tra precarietà e paura e iniziare a parlare di vera autonomia abitativa. Per ripartire e ricostruire la propria indipendenza.

Qui non si parla solo di “diritto alla casa” scritto in grande sui manifesti, ma di edilizia che si sporca le mani con la realtà. Si mette al centro la sua funzione sociale e la protezione di chi è più esposto, più fragile.

L’assessore

Ciacciarelli precisa che questa delibera “è la prova che la Regione vuole cambiare passo”. Un’edilizia pubblica che non parcheggia le persone, ma le accompagna verso l’indipendenza. Poi passa ai ringraziamenti di rito, ma sentiti, al presidente Francesco Rocca, all’assessora Simona Baldassarre, alla Giunta e al consigliere Cartaginese, che l’idea l’ha messa sul tavolo.

Le Pari Opportunità

Entusiasta anche l’assessora alle Pari Opportunità Simona Baldassarre, che parla di una “giornata importante”. Ed è difficile non essere d’accordo! “Con questo atto – spiega – offriamo un aiuto concreto a chi chiede alle istituzioni una via d’uscita da situazioni di violenza, quasi sempre intrecciate a fragilità economiche e sociali”. Niente assistenzialismo da manuale, ma un percorso di riscatto e autodeterminazione, con Comuni e Servizi sociali in prima linea, là dove i problemi bussano davvero.

Tutelare i minori

Un occhio di riguardo va anche ai più piccoli, spettatori involontari di storie che non dovrebbero mai vedere. “Questa iniziativa – conclude Baldassarre – è pensata anche per loro”. Perché combattere la violenza contro le donne significa farlo con strumenti concreti, condivisi e possibilmente efficaci.

Cosa dice la delibera regionale

In pratica, la delibera stabilisce che gli alloggi riservati alle emergenze abitative possano essere assegnati su richiesta alle donne vittime di violenza (con figli). Tuttavia, c’è un tetto reddituale da non superare: redditi fino a 27.189 euro. Ma le porte (di una casa) si apriranno anche nei casi in cui la fragilità sia certificata dai Servizi sociali.

Per chi vuole entrare nei dettagli, comprendere bene criteri e procedure, è tutto messo nero su bianco sul sito ufficiale della Regione Lazio.

Foto: Eunews