
Un grido disperato senza precedenti, si leva da 25 nazioni dell’Occidente e dall’Unione Europea, uniti in un’unica, solenne invocazione: “La carneficina a Gaza deve cessare adesso”. Con una dichiarazione congiunta, i ministri degli Esteri di molti Paesi (compresa l’Italia) hanno infranto il muro del silenzio. Reclamano con urgenza e fermezza, un cessate il fuoco totale, senza condizioni, che ponga fine all’inferno nella Striscia.
Un testo congiunto
Nel documento, si punta il dito con chiarezza sulle responsabilità di Israele, accusato di ostacolare l’accesso degli aiuti umanitari. Un’azione definita “una vergogna sistemica” che, nega ogni dignità alla popolazione civile, semina instabilità e disperazione. Il testo denuncia inoltre con sdegno l’eccidio di oltre 800 palestinesi, falciati mentre tentavano di ottenere ciò che ogni essere umano dovrebbe avere garantito: cibo e acqua. “È un abisso morale – si legge – che la fame venga punita con la morte”.
Condanna anche ad Hamas
L’appello non risparmia ovviamente, nemmeno giudizi durissimi contro Hamas, definendo “disumana” la prigionia degli ostaggi israeliani catturati il 7 ottobre 2023. I Paesi firmatari ne esigono la liberazione immediata, totale e senza condizioni. Un cessate il fuoco negoziato, si sottolinea, rappresenta l’unica speranza concreta per mettere fine alle atrocità, riportare gli ostaggi a casa e ridurre il martirio della popolazione, da entrambe le parti del conflitto.
No allo sradicamento dei palestinesi e agli insediamenti illegali
La dichiarazione si scaglia con forza anche contro ogni forma di trasferimento coatto della popolazione palestinese. Bollando come “un’idea oscena e contraria al diritto internazionale” la proposta di confinare i civili in una presunta “città umanitaria”.
I firmatari respingono con fermezza l’espansione incessante degli insediamenti israeliani in Cisgiordania e Gerusalemme Est, denunciando il famigerato piano E1 come un colpo mortale alla possibilità stessa di una futura nazione palestinese: “Una pugnalata alla visione dei due Stati”.
Un monito all’ONU e al mondo intero
Il testo della dichiarazione si conclude con un appello pressante a tutti gli attori coinvolti: proteggere le vite civili, rispettare il diritto umanitario, e non cedere più al cinismo dell’indifferenza. Si rinnova il pieno appoggio agli sforzi diplomatici guidati da Stati Uniti, Qatar ed Egitto. “Basta con lo spargimento di sangue. Siamo pronti a mobilitarci, a sostenere con determinazione ogni tentativo di pace autentica e sicurezza duratura. Per israeliani, palestinesi e per l’intero Medio Oriente”.
Le Nazioni firmatarie
Tra le voci che hanno firmato questo grido collettivo figurano i ministri degli Esteri di: Australia, Austria, Belgio, Canada, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Islanda, Irlanda, Italia, Giappone, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Nuova Zelanda, Norvegia, Polonia, Portogallo, Slovenia, Spagna, Svezia, Svizzera, Regno Unito e il Commissario europeo per l’Uguaglianza e la Gestione delle Crisi.
Un fronte unito, che chiede giustizia. Ora. Prima che sia troppo tardi.
Foto: onuitalia.com

















