
Il mare del Lazio è malato. E non è un semplice raffreddore
Il verdetto di Goletta Verde, instancabile sentinella ecologista che da quasi quarant’anni percorre la costa italiana come un detective del degrado, è tutt’altro che incoraggiante. Anzi, sembra un bollettino di guerra marina: metà dei punti analizzati nel Lazio sono fuorilegge, e 11 su 12 sono addirittura gravemente inquinati.
Da dove scaturisce il problema?
Il nocciolo del problema è dove i fiumi si gettano in mare. Otto delle dodici bombe batteriche individuate si trovano proprio lì, come se Madre Natura avesse deciso di punirci con precisione chirurgica.
Tra il 14 e il 17 luglio, i tecnici e i volontari di Legambiente hanno infilato i guanti, raccolto campioni e affrontato a muso duro l’invisibile armata batterica. Escherichia coli, enterococchi intestinali e altri simpatici regali di una depurazione che (è il caso di dirlo) fa acqua da tutte le parti. Analisi alla mano, ciò che emerge è una realtà fatta di scarichi illegali, impianti fatiscenti e controlli… diciamo “a intermittenza”.
Roma affoga nei suoi reflui
La provincia di Roma fa la sua parte: sette i punti dove il mare si tinge di marrone, almeno metaforicamente. A Santa Marinella, Cerveteri, Ladispoli, Ostia e Fiumicino, i corsi d’acqua versano nel Tirreno molto più che semplice acqua dolce. A sud, ad Ardea, Anzio e Nettuno la situazione non migliora e nonostante i cartelli di divieto, i bagnanti sfidano la sorte con tuffi nella cloaca costiera, ignari (o rassegnati) di quello che li circonda.
Viterbo e Latina non sono da meno
Anche le altre province non si fanno mancare nulla. A Tarquinia, il fiume Marta porta al mare il suo contributo poco gradito. A Latina quattro località superano allegramente i limiti di legge. E tutto ciò accade in tratti frequentatissimi, in cui famiglie e turisti si godono inconsapevolmente un bagno al sapore di fogna.
Non solo lamenti, ma qualche lampo di razionalità
Roberto Scacchi di Legambiente Lazio suona il campanello d’allarme: “Il sistema di depurazione va ripensato e gli scarichi abusivi devono finire. Subito.” Otto foci su dodici sono compromesse, e molte si trovano in aree turistiche dove la gente viene, spende, si tuffa e magari porta a casa un’infezione come souvenir.
Una luce nel pantano
Ma non tutto è perduto. Una manciata di zone ha retto alla prova: Fregene, Ostia, Torvajanica e perfino un punto ad Ardea risultano nei limiti. Anche il mare pontino ha qualche riscatto: San Felice Circeo, Terracina, Sperlonga, Gaeta e Fondi dimostrano che la speranza, ogni tanto, galleggia.
Guardare al futuro, per non affogare nel presente
A Formia e Gaeta, i Comuni hanno firmato il protocollo Life A_GreeNet per rendere le città più verdi e resistenti al clima che cambia. Una mossa coraggiosa, in controtendenza rispetto a tutto il resto.
La missione continua
“Goletta Verde non certifica spiagge da cartolina”, precisa Martina Palmisano, portavoce nazionale della campagna. “Noi segnaliamo le magagne, stimoliamo le istituzioni a fare ciò che dovrebbero già fare da decenni: tutelare il mare, migliorare gli impianti, e farla finita con questa telenovela degli scarichi illegali”.
Insomma, il mare del Lazio sta male. Ma almeno ora lo sappiamo. E ignorarlo, da oggi, è un po’ più difficile.
Foto: ilgiornaledellambiente.it


















