Google non venderà Chrome ma condividerà i dati. La sentenza

Google on deve vendere Chrome ma condividere i dati

L’anno scorso era stato pizzicato con le mani nel sacco per il suo “modesto” monopolio illegale. Ora, il giudice del tribunale distrettuale di Washington ha finalmente deciso cosa il gigante delle ricerche dovrà fare per rimettersi in riga. Ovviamente, senza fretta: potrebbero volerci anni prima che Google debba davvero abbassare la cresta.

Nel frattempo, a Mountain View possono stappare lo champagne. Il giudice Amit Mehta ha stabilito che il caro Chrome non dovrà essere venduto per “liberare” il mercato delle ricerche online. Un vero sollievo per Google, che se la cava con qualche obbligo di “trasparenza” mentre i suoi titoli a Wall Street decollano come un razzo.

Il verdetto su Chrome

La sentenza del giudice Mehta è, diciamolo, un compromesso da manuale. Niente delirio punitivo del Dipartimento di Giustizia, ma neanche vittoria totale per Google. L’anno scorso lo stesso giudice aveva già detto chiaro e tondo che Google aveva giocato sporco per tenersi stretto il monopolio. Adesso arriva la “cura”: Chrome resta ben piantato a Mountain View, però l’azienda dovrà accettare, ob torto collo, qualche regola nuova che non le farà di certo piacere.

Stop ai contratti esclusivi e aprire i cassetti dei dati

Le novità colpiscono due nervi scoperti di Google. Il primo è lo stop ai contratti esclusivi che trasformano il suo motore di ricerca nel default mondiale. (Tipo l’accordo con Apple che riempie di miliardi le casse di Google per essere il motore di ricerca sugli iPhone) è che ora dovrà essere rinegoziato. Il secondo è che Google dovrà finalmente condividere il suo immenso bottino di dati con la concorrenza. Chissà come reagirà quando dovrà aprire il suo tesoro informativo a chi, finora, poteva solo guardare da lontano.

A Wall Street festa grande

Gli investitori, manco a dirlo, hanno applaudito come se avessero vinto alla lotteria. Il titolo Google è schizzato del 6,2% in una sola sessione di trading: segno che quando il giudice “punisce, ma non troppo”, il mercato ci va a nozze.

E ora?

Adesso sicuramente partirà il valzer dei ricorsi: Google può ancora contestare la condanna e trascinare la faccenda fino alla Corte Suprema. Quindi, prima di vedere Big G costretto a cambiare davvero qualcosa, potrebbero passare ere geologiche. Nel frattempo, Mountain View continuerà a vivere serena.

Foto: latimes.com