In foto il Senatore della Repubblica Andreaa De Priamo – Foto tratta dalla pag. facebook del senatore
Un passo storico per Roma: il Consiglio dei Ministriha approvato il disegno di legge che assegna alla Capitale nuovi poteri e autonomia legislativa. Un provvedimento che punta a colmare il divario tra il ruolo simbolico della città e gli strumenti concreti per governarla.
Il 30 luglio, il Governo ha dato il via libera a un disegno di legge costituzionale che riconosce Roma Capitale come ente autonomo, dotato di potestà legislativa e finanziaria su una serie di materie cruciali: trasporti, urbanistica, turismo, commercio, edilizia sociale e valorizzazione del patrimonio culturale.
Si tratta di un cambio di passo sostanziale: oggi Roma è formalmente Capitale, ma nei fatti è ancora gestita come un comune ordinario, pur dovendo affrontare sfide di portata nazionale e internazionale. La riforma propone di equiparare Roma, sotto il profilo istituzionale, alle Regioni e alle Città metropolitane, con strumenti normativi adeguati al suo ruolo e alla sua complessità.
Secondo il testo approvato, alcune competenze oggi in capo alla Regione Lazio verranno trasferite al Comune di Roma, insieme alle risorse necessarie per esercitarle. L’obiettivo è completare l’iter parlamentare entro il 2027, così che la riforma possa essere operativa con la prossima consiliatura capitolina.
La premier Giorgia Meloni ha definito il provvedimento un “atto dovuto”, che punta a “restituire a Roma il valore che merita”, mentre il sindaco Roberto Gualtieri ha parlato di una “svolta condivisa”, frutto di un confronto positivo tra Governo e Campidoglio.
Restano però alcune incognite, legate soprattutto alla reale portata delle competenze trasferite, alle modalità di finanziamento e all’equilibrio tra Roma e la Regione Lazio. Non sono mancate nemmeno le critiche da alcune Regioni del Nord, che chiedono pari dignità per le loro città storiche.
Al fine di approfondire i contenuti e le prospettive della riforma, abbiamo rivolto alcune domande al senatore Andrea De Priamo, esponente della maggioranza di Governo, tra i sostenitori del provvedimento e che ha seguito il dossier su mandato del Presidente del consiglio.
Senatore, il Governo ha appena dato il via libera al disegno di legge costituzionale su Roma Capitale. La presidente Meloni a tal proposito ha parlato di “restituire a Roma il valore che merita”. Perché secondo voi la Capitale aveva bisogno di strumenti straordinari e di un riconoscimento costituzionale?
«Il disegno di legge costituzionale sui poteri di Roma Capitale rappresenta il mantenimento di un impegno preso fin da quando Giorgia Meloni, da sempre sensibile a questo tema, fu prima firmataria di un odg che riuscimmo a far approvare in Campidoglio ai tempi della giunta Raggi. Allora come oggi pensavamo che una Capitale non possa essere governata con i poteri ordinari di un qualsiasi comune italiano. Pensiamo ai flussi turistici, alle continue manifestazioni, al pendolarismo, ai grandi eventi internazionali. Così come avviene per molte capitali in tutto il mondo, finalmente Roma avrà poteri adeguati al suo ruolo.»
Quali sono i punti chiave di questa riforma? In cosa Roma diventerà davvero diversa rispetto a oggi?
«Roma entra nell’articolo 114 della Costituzione tra i soggetti che costituiscono la Repubblica. Quindi non sarà la ventunesima Regione ma un ente a sé, l’innovazione principale è costituita dal fatto che Roma acquisisce poteri legislativi in undici importanti materie. Questo significa molto meno passaggi burocratici ed un peso politico estremamente più incisivo.»
Roma ha una macchina amministrativa complessa e spesso rallentata dalla burocrazia. I nuovi poteri saranno davvero in grado di incidere concretamente sulla vita quotidiana dei cittadini? Su quali ambiti potrà intervenire concretamente il Campidoglio?
«Le materie che verranno cedute, sono quelle dov’è maggiormente utile un intervento diretto della Capitale: il governo del territorio, ovvero la materia urbanistica, il trasporto pubblico locale, commercio e turismo e anche beni culturali e ambientali solo per fare qualche esempio. Sono temi che incidono sulla qualità della vita e sull’economia della città in modo determinante. È di fatto un grande cambiamento le cui conseguenze saranno estremamente positive.»
Il disegno di legge assegna a Roma poteri legislativi su materie oggi di competenza regionale. A tal proposito molti si chiedono come cambieranno i rapporti tra Comune e Regione Lazio: quali saranno le funzioni trasferite e con quali garanzie finanziarie?
«Il ddl, per il quale va ricordato anche l’importante lavoro dei ministri Casellati e Calderoli, è frutto anche di un costante confronto con Regione e Comune. Devo dire che il Presidente Rocca è stato molto generoso nel comprendere quanto fosse utile la cessione di competenze a Roma Capitale. Tuttavia, il ruolo della Regione resta importante e non limitato alla Sanità. Per quanto riguarda gli aspetti finanziari, nei limiti dell’equilibrio di bilancio dello Stato, dovranno essere garantite a Roma le risorse per esercitare le nuove competenze in modo diretto. Mentre il testo costituzionale farà il suo corso, verrà predisposta una legge statale a maggioranza qualificata che dovrà disciplinare l’ordinamento di Roma Capitale nel dettaglio, sentiti consiglio regionale ed Assemblea Capitolina.»
In foto i ministri Calderoli e Casellati – Foto tratta da mentepolitica.it
In che modo questi nuovi strumenti potranno migliorare la gestione dei grandi cantieri e dei servizi quotidiani per i cittadini romani?
«Roma potrà avere la sua Legge sul Commercio o sul turismo, per fare un esempio e quindi dotarsi degli strumenti più idonei per affrontare questi temi. Finiranno poi i balletti di cifre fra Regione e Comune visti in anni passati sul trasporto pubblico locale, Roma dovrà avere quello che le spetta e ancora sull’urbanistica non ci saranno lungaggini burocratiche infinite. Insomma la Capitale non avrà più alibi e potrà essere padrona del proprio destino.»
Il sindaco Gualtieri ha accolto positivamente la riforma ma alcune Regioni del Nord, come il Veneto, hanno espresso malumori per l’attenzione riservata a Roma. Come rispondete a queste obiezioni?
«Il Sindaco Gualtieri ha posto alcuni temi sui quali è stata svolta una mediazione ascoltando le sue istanze. Noi, ad esempio, avremmo previsto già nel testo costituzionale una forma più spinta di decentramento, lui aveva una visione diversa e pertanto abbiamo stabilito che la legge statale disciplinerà i principi del decentramento e Roma Capitale li definirà nel dettaglio. Per il resto non abbiamo visto contestazioni alla proposta ma al massimo il rilancio di altre proposte come quelle per Venezia o Milano. In altri tempi una legge per Roma avrebbe trovato ben altre contestazioni, e infatti se ne è sempre parlato ma solo noi con determinazione la abbiamo messa in campo con un ddl governativo.»
Quali sono le prossime tappe parlamentari e quali sono, secondo lei, le condizioni politiche per approvare il testo con la maggioranza qualificata necessaria? La riforma potrà entrare in vigore già dal 2027?
«Il ddl dovrà essere discusso in Parlamento e sottoposto ai quattro passaggi costituzionali, se condiviso come immaginiamo i tempi potranno essere veloci e nel frattempo possiamo preparare la Legge che disciplinerà l’ordinamento. Il ddl prevede la sua entrata in vigore con le prime elezioni dopo l’approvazione della riforma, quindi per le elezioni 2027 se tutto andrà come deve, avremo il primo Sindaco con poteri speciali e la prima Assemblea Capitolina con poteri legislativi, una rivoluzione a lungo attesa per la Capitale che finalmente diventerà realtà.»
Grazie Senatore per la disponibilità, la chiarezza e soprattutto per il tempo che ci ha dedicato.
Chiudiamo l’articolo auspicando che la “capitale del mondo” dopo questa riforma veda finalmente una nuova Alba.
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