Guardie Giurate: unità per cambiare il settore

Le interviste de IFATTINEWS

Nel dibattito nazionale sulla vigilanza privata, mentre in Parlamento giacciono diverse proposte di legge, emerge con forza la necessità di un confronto ampio e responsabile tra tutte le parti coinvolte: sindacati, rappresentanti dei lavoratori, istituzioni e aziende. La richiesta è chiara: superare contraddizioni, disuguaglianze e continui ripensamenti che da anni frenano una riforma organica del settore.

Da questa consapevolezza nasce l’appello rivolto ai sindacati e ai loro rappresentanti affinché ciascuno contribuisca con proposte concrete, in un percorso condiviso che metta finalmente al centro la dignità e la voce delle Guardie Particolari Giurate. Un settore strategico per la sicurezza e per l’economia del Paese non può più attendere una visione chiara e unitaria.

In questo contesto si inserisce la petizione promossa dal Dipartimento Vigilanza Privata di Roma Capitale, che punta a rafforzare tutele, diritti e condizioni lavorative, oltre a sollecitare un rinnovo non più rinviabile del CCNL. Per approfondire obiettivi, metodo e spirito dell’iniziativa, abbiamo intervistato Enzo Blasi, Responsabile del Dipartimento.

Dott. Blasi, qual è il vero obiettivo della petizione promossa dal Dipartimento?

L’obiettivo è molto semplice e allo stesso tempo ambizioso: dare forza e dignità alla voce delle Guardie Particolari Giurate. La petizione nasce per avviare una fase nuova, uno strumento di partecipazione, non di contrapposizione, ma alla ricomposizione delle forze in campo. Serve a rafforzare il peso del settore nei tavoli decisionali, non a metterlo gli uni contro gli altri.

Come intende raggiungere questi obiettivi?

Raccogliendo adesioni consapevoli. Più la voce della categoria è forte, più è difficile ignorarla. Non stiamo cercando lo scontro, ma ascolto istituzionale. Vogliamo sederci ai tavoli con maggiore autorevolezza, non con maggiore rumore.

Alcuni temono che iniziative come questa possano entrare in sovrapposizione con il lavoro dei sindacati. Cosa risponde?

Non esiste alcuna sovrapposizione. Al contrario, riconosciamo pienamente il ruolo centrale delle organizzazioni sindacali. Il nostro lavoro non sostituisce, non scavalca e non indebolisce il loro impegno. Vogliamo affiancarli, rafforzare un fronte comune, rendere più forte la rappresentanza complessiva del comparto.

Che ruolo attribuite alle aziende e agli Istituti di Vigilanza in questo percorso?

Fondamentale. Senza aziende sane, strutturate e responsabili, non può esistere un settore forte. Io credo molto in un equilibrio tra diritti dei lavoratori e sostenibilità delle imprese. Contrapporre lavoratori e aziende significa indebolire entrambi. La nostra visione è quella di un sistema che cresce insieme, non di uno che si scontra.

Lei ha più volte richiamato il tema della neutralità del Dipartimento. Cosa significa concretamente?

Significa ascoltare tutti. Significa non schierarsi contro nessuno. Il Dipartimento non è uno strumento politico di parte, ma un luogo di garanzia e dialogo, dove l’unico interesse tutelato è quello del settore e della dignità del lavoro. La nostra neutralità è la nostra forza, non una posizione di comodo.

Il tema del rinnovo del CCNL viene definito “non più rinviabile”. Perché questa urgenza?

Perché il contesto economico e sociale è cambiato. Il costo della vita è aumentato, le responsabilità delle guardie giurate sono cresciute, i rischi sono maggiori. Non si può chiedere di più senza aggiornare diritti, tutele e retribuzioni. Il rinnovo del contratto è una necessità, non una bandiera ideologica.

Al centro dell’iniziativa vi è la richiesta, oramai non più rinviabile, di un rinnovo adeguato del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) e l’avvio di una riflessione seria su una riforma complessiva del comparto. I professionisti del settore e i rappresentanti sono chiamati a prendere atto che non servono altre proposte di legge, ma sani principi e consapevolezza.

Si può discutere e lavorare sul disegno di legge e proposte di legge già depositate ma, al centro deve esserci la voce dei lavoratori del comparto, senza i quali non esisterebbe neanche la figura della guardia particolare giurata.

Non posso escludere, in questo contesto, la mia più grande preoccupazione. L’ultimo assalto al portavalori è un allarme per tutti noi. È tempo di agire! Come responsabile del dipartimento, sono preoccupato per la crescente ondata di attacchi ai portavalori e per la sicurezza dei nostri lavoratori. Vorrei invitare le associazioni datoriali a unirsi a noi per discutere di questo problema e trovare soluzioni concrete per prevenire ulteriori attacchi e garantire la sicurezza di tutti.

Che messaggio vuole lanciare oggi a lavoratori, sindacati, aziende e istituzioni?

Un messaggio di unità e responsabilità condivisa. Nessuno deve sentirsi escluso o messo sotto accusa. Il settore ha bisogno di costruzione, non di demolizione. A sindacati, aziende e istituzioni dico: lavoriamo insieme, con rispetto reciproco e con obiettivi chiari. Solo insieme possiamo dare dignità, stabilità e futuro alla vigilanza privata.

Quando affermo richiamare a una responsabilità condivisa si intende le criticità reali: turni gravosi, retribuzioni ferme da anni, carichi di responsabilità non sempre accompagnati da adeguate tutele. Insomma nessuna contrapposizione, ma dialogo strutturato.

Possiamo definire questa petizione come un “ponte” più che come uno strumento di rottura?

Assolutamente sì. È un ponte. E i ponti si costruiscono per unire le rive, non per allontanarle.