
Il sindaco della Capitale, dal palco dell’Auditorium Parco della Musica, davanti a tutto il gotha del turismo e a una selva di istituzioni in giacca e cravatta, snocciola la sua strategia. “È ora di fare ordine nel Far West dell’extra alberghiero”, dice senza troppi giri di parole, attaccando il turismo flash, causa dello spopolamento dei residenti.
Troppo turismo veloce e agevolato
Il grido d’allarme è chiaro come una cartolina di Roma al tramonto: la città è praticamente assediata dagli affitti brevi. Un’invasione che fa sentire i residenti come ospiti a casa loro. E sul fronte politico, il clima è così caldo che si potrebbe cuocere una carbonara senza fornello. Il Consiglio di Stato ha appena confermato quanto già detto dal Tar del Lazio: per gli ospiti di B&B e case vacanze vale l’identificazione a distanza. Cioè: il Viminale si prende un’altra porta in faccia, mentre gli operatori degli alloggi turistici, ovviamente, festeggiano.
Con la riforma, maggiori strumenti
Ma Gualtieri non si lascia incantare dai botta e risposta giuridici. Per lui la questione è più grande: riguarda la sopravvivenza di una città che rischia di diventare un museo con il biglietto d’ingresso anziché un luogo dove vivere davvero. “Con la riforma di Roma Capitale avremo finalmente gli strumenti per legare il turismo ai servizi che funzionano”, assicura. L’autonomia amministrativa, secondo lui, è la chiave per domare l’overtourism. E considerando gli ultimi dati, non ha tutti i torti.
Un calo demografico inquietante
La popolazione residente è evaporata come una pozzanghera d’agosto, nei rioni storici della Capitale. Nel 1951 era di 425 mila abitanti, settanta anni dopo, nel 2021 sono scesi a circa 115 mila. Praticamente un trasloco di massa o un esodo verso le periferie. Il Centro sta diventando un guscio vuoto, secondo Gualtieri. Il cuore di Roma non dovrebbe essere solo un set fotografico per turisti da toccata e fuga. Ricostruire una comunità dove ormai restano solo souvenir e trolley non sarà una passeggiata. Ma il sindaco sembra deciso a evitare che Roma si trasformi definitivamente in un villaggio vacanze extralarge.
Una ricetta semplice (forse)
Occorre una rivoluzione culturale ed economica. “Vogliamo un turismo da industria vera: contratti veri, stipendi veri e un’offerta che faccia conoscere ai visitatori la Roma autentica”, spiega. Insomma: meno “scatti e via” e più sostanza. Il piano è allargare l’offerta turistica e convincere i turisti che Roma non è fatta solo di fontane, rovine e gelati XXL. Esistono anche parchi, ville storiche, percorsi musicali e quartieri che non sono ancora stati conquistati dalle calamite da frigo.
Sottolinea poi che il turismo è uno dei volani dell’economia romana “un settore che può garantire una crescita intelligente, inclusiva e sostenibile”. Ma la direzione è chiara: più qualità, più regole. Infine Gualtieri si concede un ritratto della Roma che sogna: “Una città verde, fiera del proprio passato ma capace di essere una metropoli moderna. Una capitale globale, perla del turismo e del modo nuovo di riceverlo”.
Insomma: Roma dovrà essere, possibilmente, con meno trolley e più residenti.
Foto: sito istituzionale di Roma Capitale


















