Il calzolaio, un mestiere che scompare dalle città
C’è stato un tempo in cui riparare era la regola e buttare l’eccezione. In quel tempo il calzolaio non era un romantico residuo del passato, ma un professionista necessario. Le sue mani conoscevano il cuoio, le suole, le cuciture, e sapevano prolungare la vita di un oggetto che oggi, alla prima crepa, finirebbe nel secchio. Oggi, invece, il calzolaio è diventato il simbolo silenzioso di un mestiere che arretra, passo dopo passo, sotto la spinta del consumo rapido.
Le sue botteghe non sono scomparse all’improvviso. Hanno iniziato a chiudere una alla volta, senza clamore, come si spengono le luci di una strada secondaria. Prima nei quartieri centrali, poi anche nelle zone popolari. A cambiarle il destino non è stata solo la moda, ma un’idea diventata dominante: riparare non conviene. Meglio comprare nuovo, anche se dura meno. Meglio spendere poco oggi, anche se domani si ricomincia da capo.
Eppure il calzolaio rappresentava qualcosa che andava oltre la semplice riparazione. Era il custode di una cultura del tempo lento, del valore delle cose, della manualità come competenza. Ogni paio di scarpe raccontava una storia: lavoro, cammino, abitudini. Restituirle al proprietario “come nuove” non era solo un servizio, ma quasi un atto di rispetto verso l’oggetto e verso chi lo indossava.
Nella Roma contemporanea questo sapere sembra fuori posto. Aprire una bottega artigiana costa, richiede esperienza, sacrificio e una clientela fedele. L’industria produce scarpe a prezzi che nessuna riparazione può competere sul piano economico. E così il calzolaio diventa una presenza marginale, spesso relegata nelle periferie, portata avanti da chi ha ereditato il mestiere più per continuità che per reale prospettiva.
Eppure, proprio lì, lontano dalle vetrine patinate, il mestiere resiste. Resiste nelle serrande abbassate a metà, nei laboratori pieni di attrezzi consumati, nell’odore di colla e pelle. Resiste grazie a clienti affezionati che continuano a credere che aggiustare abbia ancora senso. Non è nostalgia: è una scelta. Economica, etica, a volte persino ambientale.
Il calzolaio, oggi, è il paradigma dei mestieri che rischiano di sparire non perché inutili, ma perché incompatibili con un modello che privilegia la velocità alla durata. Come molti altri artigiani, non ha perso valore: ha perso spazio. La domanda che resta aperta è semplice e insieme decisiva: in una città che corre, ci sarà ancora posto per chi sa fermarsi a rimettere insieme ciò che si è rotto?
*foto by Mahmut Gogus (337912642-34510831) da pexels















