Esperienze di vita vissuta: Pietro Coffano si racconta
Piero Coffano, 35 anni, orgogliosamente calatino, si racconta a cuore aperto condividendo la sua intensa esperienza che ha vissuto durante l’Anno Giubilare a Roma, tra incontri che gli hanno cambiato la vita.
Vive nella Capitale da otto anni: si è trasferito per inseguire la sua più grande passione, il teatro. Il legame tra Piero e il teatro si rafforza nel 2004, quando ascolta in televisione un messaggio di Papa Francesco rivolto ai giovani che gli rimane impresso nel cuore: “Non lasciatevi rubare la speranza.” Una frase che Piero ripete ancora oggi, come bussola nella sua vita artistica e spirituale.
Ma ciò che sceglie di raccontarci oggi è la sua esperienza di fede, custodita per anni nel silenzio più profondo. Tutto inizia ai tempi della scuola elementare, sempre pronto a sostenere “i più timidi”, come preferisce chiamarli, convinto che non siano la povertà o la fragilità a definire il valore di una persona.
Trasferitosi a Roma, entra in contatto con don Giulio Villa, allora sacerdote di una parrocchia di periferia. È lì che Piero avvia laboratori teatrali e attività estive con i bambini. I vari impegni lavorativi non lo allontanano mai da quell’ambiente, e proprio don Giulio, nel 2019, gli propone un viaggio a Lourdes: prima come pellegrino, poi, nel 2024, come barelliere insieme ai volontari dell’UNITALSI. Entrambe le esperienze gli restano nel cuore, ma l’ultima lo segna in modo particolare grazie alla responsabilità del suo ruolo.
A Lourdes conosce realtà diverse, vede con i suoi occhi la sofferenza e la gioia dei malati giunti da lontano per chiedere una grazia alla Vergine. È in questo contesto che incontra Don Gianni Toni, che lo guida in un pellegrinaggio intenso e profondo. Don Gianni, che Lourdes la conosce “meglio delle sue tasche”, conduce Piero alla scoperta dei luoghi di Santa Bernadette e gli regala racconti e aneddoti che lo affascinano.
Quando gli chiediamo dell’esperienza come volontario del Giubileo, che lo ha impegnato dal 21 dicembre 2024 fino al 6 gennaio 2026 (con la chiusura della Porta Santa), ci tiene a ringraziare ancora una volta don Giulio per averlo spronato a vivere questa esperienza.
“È stato un anno intenso, racconta, sempre a contatto, ogni giorno, con tantissime persone. Sono stati circa 33 milioni i Pellegrini e 6 mila volontari provenienti da 185 paesi. Un’esperienza che arricchisce l’anima.”
Ha svolto gran parte del suo servizio al punto di accoglienza dei pellegrini, dove li ha accompagnati nella preparazione al pellegrinaggio verso la Porta Santa della Basilica di San Pietro. Proprio nel mese di luglio, in occasione del Giubileo dei Giovani, accoglie con sorpresa, tra i tanti fedeli, anche il Vescovo della Diocesi di Caltagirone (CT) Calogero Peri, insieme al giovane sacerdote Rudy Montessuto e a una rappresentanza della diocesi stessa.
“È stato un anno intenso – ribadisce- perché tra i tanti eventi pensati per questo anno Santo, si sono aggiunti anche quelli non presi in considerazione. L’improvvisa morte di Papa Francesco, il conclave e l’elezione di Papa Leone che hanno segnato profondamente non solo la storia recente della Chiesa, ma anche la vita di Piero, che ha vissuto ogni momento dal cuore della città eterna.”
Gli incontri avvenuti durante questo Anno Giubilare sono stati numerosi: l’incontro con Papa Francesco il 6 giugno 2024, al grande Giubileo dei Giovani a Tor Vergata, con un milione di partecipanti da tutto il mondo, fino all’incontro con Papa Leone l’8 dicembre, giorno dell’Immacolata. In quell’occasione Piero era in servizio con l’UNITALSI, insieme all’amico Franco Di Tella, conosciuto proprio durante il Giubileo.
“Ero lì per assistere i malati”, racconta emozionato, “quando Papa Leone è passato a stringere le mani e impartire la sua benedizione”.
E Continua: “in questo anno intenso ho conosciuto e lavorato a stretto contatto con parecchi volontari di ogni età ed etnie, ma tra le persone che hanno segnato il mio cammino durante il Giubileo c’è Faustina (Veneta), con la quale ho instaurato un legame profondo. Ci siamo conosciuti in occasione di un’intervista per una testata giornalistica e, fin dai primi giorni, la sua dedizione e la sua sensibilità mi hanno colpito. Condividere momenti intensi di servizio, preghiera e ascolto ci ha permesso di sostenerci a vicenda, trasformando un semplice rapporto di collaborazione in un’amicizia autentica. La sua presenza ha reso questa esperienza non solo più ricca, ma anche più umana.”
Tra i tanti volontari che hanno svolto questo servizio al Giubileo, Piero porterà per sempre nei suoi ricordi e tra le sue amicizie anche Silvia, una ragazza colombiana, David dal Cile, José venezuelano, Miriam messicana, Luis dall’Ecuador e molti altri.
Oltre al teatro e al volontariato giubilare, Piero si dedica quando può anche alla distribuzione dei pasti ai senza tetto, grazie all’invito di un’altra volontaria del Giubileo, Vanessa Coppola, con la quale ha instaurato un legame speciale.
La storia di Piero è il racconto di un uomo che non ha mai smesso di cercare, di donarsi e di credere. È la prova che la fede può camminare accanto ai sogni, che il talento può convivere con il servizio, e che ogni incontro, se vissuto con cuore aperto, può trasformare una vita.
Piero ci ricorda che la speranza non è un’emozione passeggera, ma una scelta quotidiana. È la luce che si accende nei momenti più difficili, il coraggio di rialzarsi, la forza di credere che Dio opera anche nei silenzi e nelle piccole cose. La sua testimonianza invita ciascuno di noi a non smettere mai di cercare il bene, di tendere la mano, di lasciarsi guidare dalla fede.
Perché, come spesso ripete, “la speranza non si lascia rubare: si coltiva, si vive e si dona.”

















