Perugia, Proposta d’intitolare luogo simbolo in Umbria alle vittime del massacro del Circeo

L’Assemblea del Centro Pari Opportunità della Regione Umbria, nella seduta del 21 settembre scorso, ha approvato all’unanimità la proposta pervenuta dalle Consigliere di maggioranza di dedicare, in Umbria, un luogo simbolo (una piazza, una via, un’aula o altro) alle scomparse Donatella Colasanti e Rosaria Lopez (nella foto), vittime di violenza di genere e di stupro nel massacro del Circeo, da individuare nei territori della regione in collaborazione con la Presidenza della Regione Umbria e la Presidenza dell’Assemblea Legislativa.   Nei giorni del 29 e 30 settembre del 1975 –  ricordano dal Centro Pari Opportunità – il nostro Paese e tutte noi donne apprendemmo, da una foto scolorita ed in bianco e nero, il significato della disumana malvagità e della aberrante violenza di cui un uomo, o meglio un gruppo di uomini, si resero artefici nell’arco di 36 ore di botte, bastonate, violenza carnale, non già e non solo per umiliare e calpestare la dignità delle due giovanissime ragazze ma anche e soprattutto per essersi adoperati alla loro eliminazione fisica. Grazie alla sopravvivenza di una delle due giovani, Donatella Colasanti, e alla “Memoria” di questo fatto violento e grave, il reato di stupro divenne reato contro la persona e non più reato contro la morale. Avvicinandosi la giornata del 29 settembre e trascorsi ormai 46 anni da quei fatti atroci, è stato chiesto agli organi di Governo regionale di collaborare con il Centro Pari Opportunità dell’Umbria alla realizzazione dell’iniziativa, affinché ne resti vivido il ricordo, tenendo presente che le battaglie a favore delle donne devono andare avanti anche e soprattutto in memoria di tutte quelle che non sono sopravvissute ad abusi e violenze. Per il Centro Pari Opportunità, oggi più che mai siamo di fronte all’impossibilità di poter contenere, nonostante gli innumerevoli sforzi profusi da ogni dove,  l’ondata di femminicidi che vedono, ora come allora, caratteristiche similari nell’impunità di alcuni soggetti  e l’assenza del senso del limite da parte della totalità di chi si rende artefice di violenze, abusi, soprusi, aggressioni verbali e fisiche che si consumano, nella maggior parte dei casi, in ambito famigliare alla presenza  dei figli minori spettatori indifesi.

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