Rita “Altair” Ferioli, artista talentuosa di Campagnano di Roma

Alla scoperta di Altair, nome d’arte di Rita Ferioli

Artista talentuosa di Campagnano di Roma

Rita “Altair” Ferioli, artista italo canadese, residente ormai da anni a Campagnano di Roma, si racconta ai Fatti News.

La sua passione per l’arte è iniziata da bambina, e anche se all’epoca i genitori non vedevano di buon occhio una carriera come artista, la tenacia della Ferioli l’ha portata a studiare Belle Arti all’università di New Rochelle, New York. Dopo la laurea, Altair inizia a partecipare a mostre ed esposizioni tra gli Stati Uniti e l’Italia. Nel corso della sua carriera ha ricevuto diversi riconoscimenti come il Diploma di Merito alla Biennale D’Arte Internazionale di Roma, il Premio D’Autunno e il Premio Primavera del Centro Internazionale Artisti Contemporanei. Le opere di Altair, secondo il critico d’arte Livio Garbuglia, sono «un’originale sintesi di surrealismo e metafisica, dominate da semplicità, geometria e sogno. L’artista ha una singolare capacità di dare alla pittura una musicalità tutta sua».

Signora Ferioli, come nasce il suo nome d’arte Altair?

«Altair è un po’ l’anagramma del mio nome, ma soprattutto è una stella della costellazione dell’aquila. Nei miei dipinti rappresento spesso questo meraviglioso animale perché è

 monogamo, vive in cima alle montagne, che amo, e fa entrare nella sua vita solo chi vuole. Insomma, è un animale molto selettivo, un po’ come me.»

Nei suoi quadri gli animali sono spesso protagonisti.

«Sì, amo gli animali e adoro rappresentarli nei miei dipinti, a casa ho attualmente quattro cani, otto gatti, cinque oche e due galline. Penso che ogni animale abbia delle virtù spontanee che l’uomo, invece, non possiede nella sua indole e per tirarle fuori deve faticare tantissimo. Nei miei quadri mi piace rappresentare questo concetto.»

Da dove trae ispirazione per le sue opere?

«Metto su tela le emozioni del mio vissuto. I miei quadri raccontano la storia della mia vita, tant’è che non ho mai ripetuto lo stesso quadro due volte proprio perché le sensazioni e le

esperienze cambiano col tempo. Tra le mie opere ad esempio troverà un quadro diverso da tutti gli altri che rappresenta una donna con una clessidra in mano. Dopo un evento difficile mi sono resa conto che le nostre vite hanno una scadenza e ho voluto rappresentare su tela questa riflessione.»

Come tecnica utilizza l’acrilico su tela, ma ha sperimentato anche altro?

«Ho iniziato a dipingere con i colori ad olio, ma ho scoperto poco dopo di esserne allergica, soprattutto ai diluenti. Sono quindi passata all’acrilico, che comunque trovo molto più immediato e diretto. Non preparo mai dei bozzetti su carta, ma vado di getto sulla tela. Questa tecnica mi permette di farlo in modo soddisfacente.

Nella mia carriera, però, soprattutto ai tempi dell’università, ho utilizzato moltissime tecniche come l’acquerello, la fusione del bronzo e la scultura in terracotta. Un mio professore di New York mi diceva spesso che ero una delle poche persone capaci di ragionare dimensionalmente su tela e tridimensionalmente su scultura. Un po’ mi manca lavorare col bronzo e in generale lavorare sculture, ma oggi in Italia sarebbe troppo oneroso acquistare i materiali.»

Tutte le sue opere hanno un titolo? È lei a sceglierlo?

«Tutti i miei quadri hanno un titolo, ma mi sono spesso fatta aiutare a sceglierlo, tranne forse alcune eccezioni. Non è facile dare un titolo alle proprie emozioni.»

Cosa cerca lei nei quadri e nelle opere?

«Sono dell’idea che un quadro (come una qualsiasi opera d’arte) è come un vestito, o ti piace o non ti piace. Il piacere è soggettivo e le emozioni te le dà se ritrovi qualcosa di te stesso guardandolo.»