Roma cambia volto: il nuovo deposito tram di Via Gino Severini Il cuore della “cura del ferro”

Chi passa in questi giorni all’angolo tra via Gino Severini e via Collatina, a Tor Sapienza, vede movimento: ruspe, operai, recinzioni di cantiere. Non sono “semplici lavori stradali”. Qui sta nascendo un’opera che Roma attende da quasi vent’anni: il nuovo deposito tranviario che ospiterà e manterrà la flotta di tram destinata a rivoluzionare il trasporto pubblico della Capitale.

Tutto parte da un’idea nata nel 2005, ma realizzata solo ora. La storia del deposito di via Severini è una piccola saga romana. Se ne parlava già nel 2005, e nel 2006 fu persino firmato un primo contratto. Poi, nel 2012, tutto si bloccò: ATAC revocò l’appalto ed il progetto finì in un cassetto. Per oltre dieci anni, l’area accanto al Centro Carni è rimasta immobile, simbolo di un’idea sospesa, che però ha finalmente preso piede. Infatti, la realizzazione del deposito diventa “opera strategica” nel piano della cura del ferro – la strategia per riportare Roma su rotaia. Nel 2024, dopo un bando andato deserto, il Comune ci riprova: ad ottobre l’appalto viene finalmente assegnato al Raggruppamento Temporaneo di Imprese Conpat Scarl – Consorzio Stabile Energos. E ad aprile 2025, quasi vent’anni dopo, le prime ruspe entrano in azione.

Un’opera da 115 milioni di euro destinata a rivoluzionare la mobilità di Roma, finanziata con 30 milioni provenienti dal Giubileo 2025 ed il resto attraverso il Decreto Aiuti Quater e fondi statali. Ma non è solo una questione di soldi: è il cuore della futura rete tranviaria. Il deposito occuperà 62.000 m² – l’equivalente di 9 campi da calcio – e potrà ospitare 90 tram di nuova generazione. Oggi, i depositi di Porta Maggiore e Prenestina sono saturi (e quest’ultimo non è nemmeno un vero deposito, ma un’officina). Il nuovo impianto diventerà così il fulcro operativo per le linee 5, 14 e 19, oltre che per la futura tranvia Togliatti.

Cosa troveremo dentro il deposito. Non sarà solo un “parcheggio per tram”: all’interno ci saranno officine moderne per la manutenzione, magazzini, uffici operativi, un tunnel di lavaggio, locali tecnici, persino un tornio in fossa a controllo numerico. La struttura avrà binari ad anello per ottimizzare i movimenti dei tram in entrata ed in uscita, e sarà collegata alla rete tramite un doppio binario di servizio che raggiungerà viale Palmiro Togliatti.

Green e innovazione trasformeranno il deposito in un esempio di autosufficienza. Infatti, il nuovo deposito di via Severini non sarà solo moderno, ma anche sostenibile. Nella seconda fase del progetto è prevista l’installazione di una copertura in acciaio sugli stalli, integrata con pannelli fotovoltaici capaci di generare 1,4 MW di potenza. Un’energia sufficiente a coprire una parte dei fabbisogni del sito – non l’intero consumo, ma molte attività quotidiane – contribuendo in modo concreto agli obiettivi della transizione ecologica.

Il cronoprogramma parla chiaro: entro la fine del 2026 dovrà essere completato il primo stralcio (officine, magazzini, raccordo binari). Il secondo stralcio, con copertura fotovoltaica e altri upgrade tecnologici, partirà non appena ci saranno i finanziamenti. Dal 2027 ed oltre, dovrà partire il secondo stralcio con la copertura in acciaio e l’impianto fotovoltaico. Per i cittadini, la promessa è concreta: entro due anni Roma avrà il suo nuovo polo tramviario, pronto a ospitare i 121 nuovi tram in arrivo.

L’assessore alla Mobilità, Eugenio Patanè, lo ha definito “il fulcro della cura del ferro”: il punto di partenza per ridare a Roma un sistema di trasporto pubblico su rotaia degno di una capitale europea. Non solo un’infrastruttura, ma un simbolo di una città che prova a cambiare passo