Anziani e digitale: il digital divide e rischia di escludere una generazione

Costume e società

La digitalizzazione dei servizi è ormai una realtà quotidiana. Dalla sanità alla pubblica amministrazione, dalle banche alle prenotazioni più semplici, sempre più operazioni passano obbligatoriamente attraverso piattaforme online. Un cambiamento che promette efficienza e velocità, ma che rischia di lasciare indietro una parte consistente della popolazione: gli anziani.

Per molti over 65 l’accesso al digitale non rappresenta un’opportunità, bensì un ostacolo. Attivare lo SPID, prenotare una visita medica, consultare un referto o presentare una domanda online richiede competenze informatiche di base che spesso mancano. Quando ciò accade, l’unica soluzione diventa chiedere aiuto a figli o nipoti, con una conseguente perdita di autonomia che pesa anche sul piano psicologico.

Secondo i dati ISTAT relativi al 2023, l’Italia è ancora distante dagli standard europei che fissano all’80% la quota di cittadini dotati di competenze digitali di base . Il divario cresce con l’età: tra i 55 e i 59 anni solo il 42,2% possiede competenze informatiche di base, mentre nella fascia 65-74 anni la percentuale crolla al 19,3% . Numeri che raccontano una difficoltà strutturale, non episodica.

Il problema non riguarda solo le competenze, ma anche l’accesso alla rete. Nelle famiglie composte esclusivamente da persone over 65, la connessione a Internet è presente solo nel 53,4% dei casi. Un dato che segna una distanza netta rispetto alle famiglie più giovani, dove l’accesso alla rete è ormai quasi universale. In alcuni casi, soprattutto tra gli anziani che vivono soli, manca perfino la piena consapevolezza dell’esistenza e dell’importanza dei servizi digitali.

Dal report ISTAT emerge inoltre un elemento chiave: tra le famiglie anziane che non dispongono di Internet, la motivazione principale non è economica ma culturale. Il 67% degli over 65 dichiara di non utilizzare la rete perché non si sente in grado di farlo. Un circolo vizioso che alimenta l’esclusione: non si usa il digitale perché non lo si conosce, e non lo si conosce perché non lo si utilizza.

A pesare sono anche le differenze territoriali e il livello di istruzione. L’uso di Internet è più diffuso nel Nord e nel Centro Italia rispetto al Sud, ma il grado di scolarizzazione resta un fattore determinante. Naviga online oltre il 66% delle persone con licenza media, mentre la percentuale supera il 90% tra chi possiede un diploma di scuola secondaria superiore. Dati che evidenziano come il digital divide non sia solo generazionale, ma anche sociale e geografico.

La progressiva riduzione dei servizi “ibridi”, con sportelli fisici affiancati dal digitale, rischia di accentuare questa frattura. Senza politiche di formazione mirate e senza un accompagnamento reale delle fasce più fragili, la digitalizzazione può trasformarsi da strumento di inclusione a nuova forma di esclusione sociale.

Una prospettiva particolarmente amara per chi ha trascorso una vita lavorando, contribuendo allo sviluppo del Paese e sostenendo famiglie e comunità. In questo senso, la sfida digitale non è solo tecnologica, ma profondamente culturale e sociale.

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