Case popolari bloccate a Roma Est, scontro tra Municipio VI e Campidoglio sugli sgomberi

Occupazioni abusive, sicurezza e nuove abitazioni Ater: il presidente del Municipio VI Nicola Franco accusa l’Amministrazione capitolina di immobilismo e danno erariale

La trasformazione di immobili Ater da uso commerciale a residenziale, pensata per sbloccare le graduatorie delle case popolari a Roma Est, si trasforma in un nuovo terreno di scontro politico tra il Municipio VI e il Campidoglio. Al centro della polemica, la gestione degli sgomberi di immobili occupati abusivamente tra Villaggio Falcone e Torre Maura, oggetto di una recente riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza.

Secondo quanto emerso nel corso dell’incontro, Ater avrebbe manifestato la volontà di avviare lavori di riconversione urbanistica per rendere finalmente assegnabili alcuni stabili oggi inutilizzati. Un’operazione che consentirebbe di ampliare l’offerta di edilizia residenziale pubblica e ridurre l’emergenza abitativa, oltre a recuperare immobili attualmente improduttivi.

Immobili occupati e rischi per la sicurezza

Il progetto, tuttavia, si scontra con la presenza di occupazioni abusive all’interno degli edifici interessati. Una situazione che, secondo quanto denunciato, comporterebbe gravi criticità sotto il profilo dell’igiene e della sicurezza: bombole del gas, assenza di collegamenti regolari alle fognature, scarichi che finirebbero nei garage e lavori edilizi abusivi che avrebbero compromesso pilastri e solai, con potenziali rischi strutturali anche per le abitazioni circostanti.

Proprio per questi motivi Ater avrebbe chiesto di procedere con uno sgombero motivato da ragioni di sicurezza e sanità pubblica, richiamando il precedente di via dell’Archeologia a Tor Bella Monaca, dove in passato l’Amministrazione comunale aveva disposto lo sgombero tramite ordinanza sindacale, senza attendere provvedimenti dell’autorità giudiziaria.

L’attacco politico del Municipio VI

È su questo punto che esplode lo scontro istituzionale. Il presidente del Municipio VI, Nicola Franco, accusa il Campidoglio di aver cambiato linea e di ostacolare di fatto l’operazione.

«Per l’ennesima volta, in questi quattro anni rimaniamo sbalorditi davanti all’ostruzionismo dell’Amministrazione Comunale di Roma», afferma Franco, sostenendo che il Campidoglio avrebbe bloccato la procedura di sgombero proponendo invece di presentare una denuncia e attendere i tempi della magistratura.

Secondo il minisindaco, questa scelta equivale a una difesa degli occupanti abusivi a discapito delle famiglie in attesa di una casa popolare.

«Il Campidoglio, come Ilaria Salis, difende gli occupanti abusivi», accusa Franco, sottolineando come l’Amministrazione capitolina stia di fatto dicendo no a nuove case popolari pur in presenza di situazioni che metterebbero a rischio la sicurezza e l’igiene pubblica.

Opposizione all’attacco: “Così si crea un danno erariale”

Dal comunicato emerge con chiarezza la posizione dell’opposizione al governo della città, che denuncia anche un possibile danno erariale. Secondo Nicola Franco, infatti, se gli immobili venissero liberati e ristrutturati, Ater potrebbe metterli a reddito, mentre oggi rappresentano soltanto una perdita economica.

Una critica che si allarga anche alla gestione complessiva dell’edilizia residenziale pubblica a Roma, con un netto distinguo tra l’operato di Ater – definita come attiva e disponibile a intervenire – e quello dell’Erp capitolina, accusata di inerzia protratta da anni.

Stato pronto a intervenire, stallo politico in Campidoglio

A rafforzare la lettura politica dello scontro, i ringraziamenti finali rivolti dal presidente del Municipio VI alle istituzioni statali. Franco ringrazia il Prefetto di Roma Lamberto Giannini, il Questore Roberto Massucci, i componenti del Comitato per l’ordine e la sicurezza e i comandanti provinciali di Carabinieri e Guardia di Finanza per la disponibilità a garantire la forza pubblica in caso di sgombero.

Un passaggio che suona come un messaggio chiaro al Campidoglio: le strutture dello Stato sarebbero pronte a intervenire, mentre il blocco dell’operazione sarebbe riconducibile esclusivamente a una scelta politica dell’Amministrazione capitolina.

*Foto di Repertorio