La Legge a portata di mano
Rubrica legale a cura dell’Avv. Francesco Figliomeni
Un commento scritto di getto, una recensione negativa, una foto condivisa senza pensarci troppo. Gesti quotidiani, apparentemente innocui, che sui social network possono trasformarsi in fonte di responsabilità e sempre più spesso i tribunali italiani sono chiamati a decidere se e quando un contenuto online abbia causato un danno risarcibile.
La domanda di fondo è semplice solo in apparenza: le parole sul web fanno davvero male quanto quelle pronunciate nella vita reale? La risposta del diritto è ormai chiara: sì, e in alcuni casi anche di più.
I social network sono lo spazio per eccellenza della libertà di manifestazione del pensiero, tutelata dalla Costituzione; tuttavia, questa libertà non è assoluta poiché quando un post, un commento o una storia superano certi limiti, possono violare diritti fondamentali della persona: onore, reputazione, riservatezza, identità personale.
Nel diritto civile il punto di riferimento è l’articolo 2043 c.c.: “qualunque fatto doloso o colposo che cagiona ad altri un danno ingiusto obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno”.
Uno dei casi più frequenti riguarda la diffamazione sui social che, in quanto mezzo di pubblicità idoneo a raggiungere un numero indeterminato di persone, integra l’ipotesi aggravata di cui all’art. 595, comma 3, del codice penale e può dar luogo quindi sia a responsabilità penale sia al risarcimento del danno non patrimoniale ai sensi degli artt. 2043 e 2059 c.c. Accade quando qualcuno offende la reputazione altrui comunicando con più persone, in assenza dell’interessato e la diffamazione realizzata tramite social network, un post pubblico o un commento visibile a una platea di utenti integra facilmente questo requisito. A tal proposito, la giurisprudenza ha chiarito che Facebook, Instagram, X o TikTok amplificano il danno, perché il messaggio può essere condiviso, salvato, commentato e restare online a lungo. Pertanto, non si tratta più di una semplice frase detta al bar, ma di un contenuto potenzialmente permanente.
È importante sottolineare che il danno risarcibile non è solo economico, ma anzi, molto spesso, è soprattutto un danno non patrimoniale consistente in sofferenza morale, umiliazione, perdita di credibilità sociale o professionale. Infatti, un medico, un insegnante, un imprenditore possono subire conseguenze concrete sulla propria attività a causa di un singolo post offensivo.
Un altro terreno delicato è quello delle recensioni online. In generale la critica è lecita, anche aspra, purché però rimanga vera (o almeno verosimile),espressa con continenza,funzionale all’interesse pubblico o informativo.Quando però una recensione è falsa, esagerata o scritta con intento denigratorio, può diventare fonte di responsabilità civile e negli ultimi anni si sono moltiplicati i casi di ristoratori, albergatori e professionisti che chiedono il risarcimento per recensioni inventate o vendicative.
Ancora più complesso è il fenomeno della cosiddetta“shitstorm”, ossia l’attacco collettivo online: anche chi si limita a condividere o rilanciare un contenuto offensivo può essere chiamato a rispondere, in quanto con tale atteggiamento contribuisce alla diffusione del danno.
Foto e video poi sono spesso al centro delle controversie poiché pubblicare l’immagine di una persona senza il suo consenso può violare il diritto all’immagine e alla privacy, soprattutto se il contenuto è idoneo a ledere la dignità o la reputazione.
Nella maggior parte dei casi a risponderne è l’autore del contenuto. Più raro, ma non escluso, è il coinvolgimento della piattaforma, soprattutto se non rimuove tempestivamente un contenuto manifestamente illecito dopo una segnalazione.
Il diritto sta quindi cercando di adattarsi a una realtà in cui tutti sono potenzialmente editori di sé stessi e il messaggio che emerge dalle sentenze è chiaro:la tastiera non attenua la responsabilità.
Prima di pubblicare, commentare o condividere, vale la pena chiedersi non solo “posso farlo?”, ma anche “potrei danneggiare qualcuno?”, perché nel mondo dei social network un clic può bastare per trasformare un’opinione in un illecito.
E il risarcimento, questa volta, non arriva sotto forma di “like”, ma di una condanna in tribunale!
Per maggiori info sugli argomenti trattati scrivi a info@figliomeni.it o chiama il +39 335 736 3937
* Foto By Michael Burrows da pexels (7129050)


















